3 progetti per ridurre il consumo di suolo e ottenere edifici performanti
In un’ottica di maggiore sicurezza e sostenibilità, la demolizione e ricostruzione consente di ridurre il consumo di suolo, migliorando la qualità abitativa con edifici più efficienti e performanti
La demo-ricostruzione è un intervento edilizio che prevede l’abbattimento e la successiva ricostruzione di un edificio, interpretato oggi secondo il principio della neutralità morfologica. Questo approccio supera il legame rigido con il fabbricato originario e consente di qualificare l’opera come ristrutturazione edilizia anche quando cambiano sagoma, prospetti, sedime, materiali o soluzioni architettoniche, oppure quando vengono aggiornati impianti, struttura e distribuzione interna. In linea generale l’intervento deve rispettare la volumetria preesistente, a eccezione di specifiche previste dagli strumenti urbanistici o dalle normative regionali. L’obiettivo è favorire il recupero edilizio, il miglioramento della qualità degli edifici, l’efficienza energetica, la sostenibilità ambientale e l’utilizzo di fonti di energia alternative e rinnovabili. Per gli immobili vincolati o situati in centri storici, resta obbligatorio mantenere sagoma, sedime e caratteristiche originarie, senza incrementi volumetrici.
Mantenimento dell’impianto originale
«Un aspetto da considerare nel processo di demolizione e ricostruzione – racconta l’architetto Giada Cognein – è la normativa regionale, che talvolta può essere molto rigida. Per esempio, nelle zone territoriali di tipo E della Valle d’Aosta è ammesso un intervento significativo purché si mantenga l’equilibrio tra edificato e territorio, evitando un consumo di suolo netto. In tali zone, o sottozone, ricadono gli edifici realizzati prima del 1945 con destinazione assimilabile a quella delle attività agro-silvo-pastorali, che non risultano più in uso». In questi casi la normativa consente di accedere al bonus volumetrico previsto dal Piano Casa (pari al 35% della volumetria esistente, ai sensi dell’art. 3 della L.R. 24/2009), generalmente attraverso interventi di demolizione e ricostruzione dell’edificio. Nella maggior parte dei casi ciò comporta la demolizione integrale del fabbricato esistente.
Muri di contenimento
La demo-ricostruzione non deve alterare la morfologia del terreno né modificare il suo profilo, ma può sfruttare i dislivelli già esistenti. «Realizzare dei muri di contenimento in calcestruzzo armato – spiega l’architetto Salvatore Vicidomini – può aiutare a stabilizzare il terreno e a creare strutture resistenti, in grado di sostenere terrapieni, prevenire smottamenti e gestire salti di quota». Sono ideali per resistere a forti pressioni, grazie alla combinazione di calcestruzzo e acciaio.
Conservazione murature originali
«Nel caso di immobili storici – racconta Nicola Andò, Ceo e creative director dallo studio Didea – è importante mantenere un dialogo efficace tra passato e contemporaneità. L’intervento deve conservare il valore storico dell’involucro mentre la ricostruzione interna è necessario che introduca prestazioni elevate: un nuovo cappotto termico, un isolamento della copertura e un completo adeguamento sismico, garantendo sicurezza, efficienza ed equilibrio tra le epoche». Le facciate vincolate richiedono tecniche di consolidamento tradizionali e materiali compatibili per preservarne l’identità. Quando l’intervento mantiene solo il fronte storico, l’intera struttura interna viene demolita e ricostruita ex novo, garantendo la stabilità della parte tutelata. Si impiegano iniezioni di malte speciali, materiali affini agli originali e finiture traspiranti.



Articolo pubblicato su 100 Idee per Ristrutturare di aprile 2026
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