Isolamento del tetto a falde: principi, stratigrafia ed errori da evitare
Una corretta progettazione dell’isolamento del tetto a falde è fondamentale per garantire comfort abitativo, efficienza energetica e durabilità dell’edificio, proteggendo gli ambienti sottostanti da infiltrazioni, dispersioni termiche e fenomeni di condensa e migliorando le prestazioni sia in inverno sia in estate
L’isolamento del tetto a falde è uno degli interventi più importanti per migliorare il comfort abitativo e l’efficienza energetica di un edificio. Un tetto ben isolato protegge gli ambienti interni dal freddo invernale, dal caldo estivo, dalle infiltrazioni d’acqua e dai problemi legati all’umidità e alla condensa, contribuendo anche alla durabilità della costruzione nel tempo.
Il tetto a falde non è solo una “copertura”, ma un sistema complesso composto da più strati, ognuno con una funzione precisa. La corretta progettazione dell’isolamento del tetto a falde permette di ottenere benefici concreti sia in termini di risparmio energetico sia di qualità dell’abitare.

Isolamento del tetto a falde e protezione dall’acqua meteorica
Grazie alla sua inclinazione, il tetto a falde favorisce naturalmente lo smaltimento dell’acqua piovana. Tuttavia, l’acqua meteorica resta il principale nemico della copertura. Infatti, infiltrazioni anche minime possono compromettere nel tempo la struttura e le prestazioni dell’isolamento.
Per questo motivo, tutti gli strati che compongono la copertura dell’edificio, da quello interno a contatto con gli ambienti abitati (intradosso) fino a quello più esterno su cui poggia il manto di finitura (estradosso), devono lavorare insieme, così da impedire all’acqua di penetrare e raggiungere gli spazi sottostanti.
Ogni componente ha un compito preciso e insieme garantiscono la protezione dell’edificio. In particolare, l’isolamento del tetto a falde deve rimanere asciutto perché, se l’isolante si bagna, perde gran parte della sua efficacia termica e le sue performance diminuiscono drasticamente.
Gestione dell’umidità: il principio del tetto caldo
Un corretto isolamento del tetto a falde deve tenere conto anche dell’umidità prodotta all’interno degli ambienti abitati. Una persona, in media, produce da 1 a 1,5 litri di vapore acqueo al giorno attraverso la respirazione e la traspirazione cutanea e, durante la notte, può produrre tra i 400 e i 600 grammi di vapore.
Il vapore acqueo e l’aria calda tendono a salire verso l’alto e, se non correttamente gestiti, possono condensare all’interno della stratigrafia del tetto.
La soluzione più diffusa è il cosiddetto tetto caldo, che prevede la posa di una barriera al vapore sul lato interno, ovvero sul lato caldo dell’isolante. In questo modo si evita la formazione di condensa interstiziale, ossia umidità che si accumula all’interno degli strati tra i diversi materiali, e si preservano nel tempo le prestazioni dell’isolamento.
Tetto ventilato: comfort anche in estate
Durante l’estate, il problema principale non è il freddo, ma il surriscaldamento degli ambienti del sottotetto. In questo caso, entra in gioco il tetto ventilato, una configurazione che prevede una camera d’aria tra l’isolante e il manto di copertura.
La ventilazione consente di smaltire il calore in eccesso e l’umidità, migliorando il comfort estivo e riducendo il carico termico sull’edificio. L’isolamento del tetto a falde ha un ruolo fondamentale per ridurre la temperatura in estate dei locali posizionati direttamente sotto al tetto. In particolare, in fase di progettazione e poi di esecuzione deve essere garantita la continuità dell’isolamento del tetto a falde.
Uno strato isolante non continuo non garantisce un’efficiente prestazione. Per essere efficace, l’isolamento deve essere continuo anche in corrispondenza delle gronde, cioè la parte terminale del tetto a falde, dei colmi, la parte superiore in cui si uniscono le due falde inclinate, e degli abbaini o delle finestre da tetto, elementi che consentono l’illuminazione e l’aerazione dei locali sottotetto.
La continuità dell’isolamento del tetto a falde permette di limitare le dispersioni di calore particolarmente preoccupanti quando, in corrispondenza di discontinuità, determinano la formazione di muffe.

Materiali isolanti e sfasamento termico
Non tutti i materiali isolanti si comportano allo stesso modo. Nella scelta dell’isolamento del tetto a falde, è importante considerare lo sfasamento termico, cioè il tempo che il calore impiega ad attraversare il materiale.
Isolanti con elevata densità e buona capacità termica, come la fibra di legno, il sughero, la lana di roccia o la cellulosa, sono in grado di rallentare l’ingresso del calore estivo, contribuendo a mantenere più freschi gli ambienti interni, soprattutto nei sottotetti abitati.
Normativa energetica e valori di trasmittanza
La normativa sulla prestazione energetica degli edifici, dal D.M. 26 giugno 2015 fino alle più recenti disposizioni, richiede particolare attenzione al contenimento dei consumi energetici. Un buon isolamento del tetto a falde contribuisce in modo decisivo al rispetto dei valori di trasmittanza termica richiesti dalla legge e al miglioramento della classe energetica dell’edificio.
Investire nella corretta stratigrafia della copertura significa ridurre i consumi per riscaldamento e raffrescamento e aumentare il valore dell’immobile.
Pendenza della falda e scelta del manto di copertura
Tra gli errori più comuni nella progettazione dell’isolamento del tetto a falde, la valutazione della pendenza e del manto di finitura è particolarmente delicata. Spesso determinata da scelte estetiche o normative, la pendenza non risponde sempre alle reali esigenze climatiche e ambientali del luogo.
Una pendenza compresa tra 30% e 45% è generalmente considerata ottimale, poiché garantisce un corretto smaltimento di pioggia e neve e una buona resistenza all’azione del vento.
- Tegole in laterizio o cemento richiedono pendenze superiori al 30–40%.
- I coppi tradizionali lavorano meglio intorno al 40%.
- I manti continui (guaine, membrane sintetiche, lamiere) consentono pendenze molto ridotte, purché sia garantito il deflusso dell’acqua.
In zone soggette a nevicate abbondanti, è importante prevedere una maggiore pendenza del tetto, così da facilitare lo scivolamento della neve e ridurre il rischio di sovraccarichi strutturali.
Azione del vento e sistemi di fissaggio
Le pendenze ridotte accentuano l’effetto vela, con ampie zone in depressione che tendono a sollevare il manto di copertura e gli strati sottostanti. Il vento non agisce in modo uniforme: bordi, colmi, spigoli e angoli dell’edificio sono soggetti a sollecitazioni più elevate e richiedono fissaggi più fitti e dettagli costruttivi conformi alle normative di riferimento.
Compatibilità dei materiali e durabilità del pacchetto
La scelta dei materiali è spesso sottovalutata, nonostante incida direttamente sulla durabilità del pacchetto di copertura e sulle sue prestazioni. L’accostamento di materiali con comportamento chimico, igrometrico o termico differente può favorire distacchi, fessurazioni e microcavillature che evolvono rapidamente in infiltrazioni.
Particolarmente critico è l’utilizzo di metalli non affini, soprattutto in ambienti marini, dove il rischio di corrosione galvanica può compromettere i sistemi di ancoraggio e generare situazioni di pericolo.
Manutenzione ordinaria e salvaguardia dell’isolante
Sebbene la copertura inclinata favorisca il deflusso delle acque meteoriche, la manutenzione ordinaria rimane indispensabile. È consigliabile un controllo annuale del manto di copertura, delle gronde, dei pluviali e delle lattonerie, con la rimozione di foglie e detriti che possono ostacolare il corretto deflusso dell’acqua.
Mantenere asciutto e protetto lo strato isolante è fondamentale per garantire nel tempo le prestazioni dell’isolamento del tetto a falde e ridurre la necessità di interventi straordinari.
Ventilazione e protezione da volatili e roditori
La camera di ventilazione, essenziale per il raffrescamento estivo del pacchetto di copertura, può diventare un ambiente favorevole alla nidificazione di volatili e al passaggio di roditori. Il danneggiamento degli isolanti più teneri comporta la perdita di continuità dell’isolamento del tetto a falde e un aumento delle dispersioni.
L’installazione di dissuasori antintrusione, come griglie metalliche microforate in gronda e al colmo, unita a controlli periodici, consente di prevenire queste problematiche e di preservare l’efficienza della stratigrafia.
© Riproduzione riservata.





