Termoregolazione: quale sistema scegliere quando si ristruttura casa

Sistema di Termoregolazione per la casa

Come scegliere la termoregolazione quando si ristruttura casa: differenze tra controllo di zona, per ambiente e climatico, ruolo di termostati e valvole, sistemi smart e domotica. Una guida alle soluzioni per radiatori, pavimento radiante, ventilconvettori e VRF/VRV, con costi indicativi e criteri per valutare comfort e risparmio energetico.

Quando si ristruttura casa e si rifà l’impianto di riscaldamento, la termoregolazione merita la stessa attenzione riservata al generatore e ai terminali, anche se spesso rimane in secondo piano. Il progettista o l’installatore possono prevedere un determinato sistema senza discuterlo con il proprietario; altre volte vengono proposte più alternative — termostati, valvole, regolazione per ambiente, climatica, sistemi smart — difficili da confrontare per chi non conosce la materia.

La differenza non riguarda soltanto i dispositivi installati, ma come sarà possibile gestire la temperatura della casa: quali stanze potranno essere regolate separatamente, come programmare temperature e orari, quali funzioni saranno automatiche e come verranno coordinate le richieste degli ambienti con il funzionamento del generatore.

Per il proprietario, l’obiettivo non è sostituirsi al progettista nella scelta dei componenti, ma comprendere che cosa offre la soluzione proposta e se risponde alle proprie esigenze. Per questo la termoregolazione va affrontata durante la progettazione dell’impianto, non quando i lavori sono conclusi e resta soltanto da imparare a usare i comandi.

Che cos’è la termoregolazione e perché conta quando si ristruttura

Per termoregolazione si può intendere, in termini semplici, l’insieme dei sistemi che rilevano determinate condizioni — per esempio la temperatura di una stanza o quella esterna — e modificano il funzionamento dell’impianto per raggiungere e mantenere le condizioni richieste.

Non è quindi sinonimo di termostato. Il termostato può essere uno dei componenti della regolazione, esattamente come una sonda, una valvola, un attuatore o una centralina. ENEA descrive il sistema di regolazione e controllo come l’insieme degli elementi che controllano sia flusso e temperatura del fluido termovettore sia temperatura ambiente.

Questa distinzione diventa importante quando si confrontano due impianti apparentemente simili. Si consideri un appartamento ristrutturato mantenendo i radiatori ma sostituendo il generatore: una proposta può comprendere un cronotermostato nella zona giorno e valvole termostatiche tradizionali; un’altra può prevedere comandi elettronici per le singole stanze e una gestione coordinata con il generatore. Dire semplicemente che entrambe prevedono «un termostato» non consente di capire la differenza.

Allo stesso modo, due abitazioni con la stessa pompa di calore e lo stesso pavimento radiante possono avere una gestione per poche zone oppure un controllo per ogni ambiente, eventualmente integrato con raffrescamento, umidità e automazioni. Il confronto deve quindi riguardare le funzioni effettivamente disponibili, non soltanto il nome degli apparecchi.

Temperature, stanze e orari: quale gestione serve alla casa

Prima di discutere di termostati, sonde e centraline, è importante stabilire quale risultato si desidera ottenere. È un passaggio che il proprietario può affrontare senza competenze impiantistiche, ripercorrendo come viene normalmente utilizzata la casa.

Il punto di partenza è la differenza tra esigenza e soluzione. «Lo studio viene utilizzato di giorno, mentre le camere quasi soltanto la sera» esprime un’esigenza. Stabilire come gestire quei locali attraverso sensori, attuatori e una logica di controllo è invece compito del progettista.

Si può pensare a un appartamento con soggiorno e cucina utilizzati soprattutto al mattino e alla sera, uno studio occupato durante gran parte della giornata per smart working, due camere usate prevalentemente la notte e una stanza degli ospiti che rimane vuota per settimane. Questo quadro aiuta il tecnico a capire dove sia utile differenziare temperature e programmi.

Un’abitazione utilizzata in modo uniforme può non avere bisogno della stessa articolazione. Inoltre, le esigenze possono cambiare: il progetto deve trovare un equilibrio fra abitudini attuali e possibilità di adattamento futuro, senza assumere che più dispositivi significhino necessariamente una soluzione migliore.

Alla gestione degli ambienti si aggiunge quella degli orari. Una famiglia può desiderare temperature diverse nelle stanze ma utilizzare sempre gli stessi programmi; un’altra può avere esigenze che cambiano da un giorno all’altro.

Programmare «19 °C dalle 8 alle 17» significa esprimere una richiesta di comfort, che il sistema tradurrà secondo la propria logica nel funzionamento dell’impianto. Non equivale a impostare direttamente la temperatura dell’acqua o a stabilire ogni accensione e spegnimento del generatore.

Un programma molto articolato può essere utile in una casa con abitudini variabili, ma diventare un inutile livello di complessità in un’altra. Per alcune famiglie il sistema migliore è quello configurato inizialmente e quasi dimenticato; per altre è importante modificare facilmente una stanza per poche ore, impostare un’assenza o cambiare il programma di una giornata.

Occorre quindi considerare anche la semplicità d’uso dei comandi. Chi rientra spesso in orari imprevedibili o possiede una seconda casa potrebbe apprezzare il controllo a distanza. Chi preferisce non gestire un’applicazione potrebbe invece trovare più adatta un’interfaccia locale chiara e stabile. Queste preferenze aiutano a definire le funzioni necessarie, prima ancora di scegliere se realizzarle con un sistema connesso o domotico.

Regolazione di zona, per ambiente e climatica: capire le differenze

Una volta individuate le esigenze, diventa più facile comprendere il linguaggio tecnico. I concetti fondamentali riguardano due aspetti distinti: quali ambienti vengono controllati insieme e, negli impianti ad acqua, come viene regolata la temperatura del fluido che li alimenta.

Regolazione di zona e per singolo ambiente

Con la regolazione di zona più ambienti vengono raggruppati e gestiti secondo una stessa logica. Una zona può coincidere con l’intero appartamento oppure con una parte di esso: per esempio soggiorno e cucina da una parte e camere dall’altra.

Il caso più intuitivo è un termostato collocato nel soggiorno che comanda il riscaldamento dell’appartamento. Questo non implica che tutte le stanze raggiungano la stessa temperatura, ma che la richiesta generale viene determinata utilizzando il soggiorno come riferimento. Esposizione, apporti solari, dispersioni e utilizzo dei singoli locali possono però produrre condizioni differenti.

La regolazione per ambiente porta invece il controllo fino alla singola stanza. Nell’esempio precedente, l’aggiunta di valvole termostatiche sui radiatori permette di governare localmente l’erogazione del calore, senza assumere che la situazione del soggiorno sia rappresentativa di tutta la casa.

Si pensi a un soggiorno molto soleggiato e a una camera esposta a nord. Se il sole riscalda naturalmente il soggiorno, il controllo locale può ridurre l’apporto dell’impianto in quell’ambiente, mentre nella camera può essere ancora necessario riscaldare.

Regolare separatamente le stanze non significa necessariamente poter riscaldarne una e raffrescarne contemporaneamente un’altra. Nel contesto residenziale considerato, l’indipendenza riguarda soprattutto la possibilità di mantenere temperature impostate differenti all’interno dello stesso regime stagionale, caldo oppure freddo.

Temperatura di mandata e regolazione climatica

Negli impianti idronici il fluido che circola nei tubi è acqua, riscaldata da una caldaia, da una pompa di calore o da un sistema ibrido. La temperatura dell’acqua inviata all’impianto viene chiamata temperatura di mandata e non va confusa con quella richiesta nelle stanze.

Si immagini di voler mantenere il soggiorno a 20 °C. Durante il riscaldamento l’acqua deve avere una temperatura superiore, che dipende dai terminali, dalle condizioni esterne, dal carico dell’edificio e dalla modalità di funzionamento dell’impianto. A titolo indicativo, un impianto a radiatori può richiedere 60–70 °C, un pavimento radiante 30–35 °C e un sistema a ventilconvettori 50–55 °C. Non sono valori che il proprietario deve scegliere al posto del progettista, ma esempi utili a distinguere il comfort richiesto dalle condizioni di lavoro dell’impianto.

La regolazione climatica, o compensazione climatica, utilizza l’andamento della temperatura esterna, rilevato normalmente da una sonda, per adeguare la mandata. Quando all’esterno fa più freddo l’edificio richiede più calore e può essere necessaria acqua a temperatura più alta; quando le condizioni diventano miti, può essere sufficiente una temperatura inferiore.

La regolazione climatica non modifica quindi la temperatura interna impostata sul termostato e non sostituisce il controllo delle stanze. Le due funzioni rispondono a domande diverse: il controllo ambiente verifica se il locale ha raggiunto la condizione richiesta; quello climatico contribuisce a stabilire quale temperatura dell’acqua sia opportuna in base alle condizioni esterne.

Le due logiche possono convivere: si parla perciò di regolazione di zona con compensazione climatica oppure per ambiente con compensazione climatica.

Questo coordinamento interessa anche il generatore. Una caldaia a condensazione e, soprattutto, una pompa di calore possono lavorare in condizioni più favorevoli quando producono acqua alla temperatura effettivamente necessaria, anziché mantenerla sempre su un valore elevato e costante. Per questo la regolazione non dovrebbe essere valutata separatamente dal generatore e dai terminali.

Regolazioni combinate e requisiti negli interventi sull’impianto

La normativa energetica considera la termoregolazione come un sottosistema dell’impianto di riscaldamento. La UNI/TS 11300-2:2019 individua diverse combinazioni di regolazione; le principali possibilità tecniche possono essere riassunte così:

ModalitàChe cosa significa in pratica
Controllo sul generatoreSi agisce sul funzionamento o sulla temperatura del fluido prodotto dal generatore
Regolazione climaticaLa temperatura di mandata viene adattata anche in funzione delle condizioni esterne
Regolazione di zonaUn gruppo di ambienti viene gestito secondo un riferimento comune
Regolazione per ambienteLa temperatura è controllata nei singoli locali
Regolazione combinataControllo di zona o ambiente e gestione climatica operano insieme

A queste possibilità va affiancato il quadro prescrittivo, che stabilisce quali caratteristiche debba avere la regolazione quando si interviene sull’impianto. Il riferimento è il D.M. 28 ottobre 2025, nuovo Decreto Requisiti Minimi, entrato in vigore il 3 giugno 2026.

Per gli edifici esistenti il decreto distingue la nuova installazione o ristrutturazione dell’impianto termico dalla semplice sostituzione del generatore. Nei primi casi la regolazione deve essere valutata come parte del nuovo sistema impiantistico e, nei casi previsti, comprende la regolazione per ambiente o per unità immobiliare assistita da compensazione climatica.

La sola sostituzione della caldaia o della pompa di calore segue invece regole specifiche e non comporta automaticamente il rifacimento dell’intero sistema di termoregolazione. Il decreto richiede di verificare la presenza di dispositivi autoregolanti per i singoli ambienti o, quando giustificato, per determinate zone, ma l’eventuale adeguamento è subordinato alla fattibilità tecnica e alla convenienza economica prevista dalla norma. In una normale unità immobiliare residenziale autonoma, la sola sostituzione del generatore non comporta quindi automaticamente l’obbligo di aggiungere anche la compensazione climatica.

Termostati, sonde, valvole e domotica: le funzioni dei diversi componenti

I sistemi descritti vengono realizzati attraverso componenti che svolgono tre funzioni: rilevare, decidere e intervenire sull’impianto. Non sono sempre tutti necessari né sono necessariamente apparecchi separati: uno stesso dispositivo può contenere un sensore, un’interfaccia e una logica di controllo.

Sonde e sensori: le informazioni utilizzate dal sistema

La sonda ambiente rileva la temperatura in un locale: può essere integrata nel termostato oppure autonoma. La sonda esterna misura la temperatura all’esterno e può alimentare la regolazione climatica; altri sensori rilevano invece la temperatura dell’acqua in diversi punti dell’impianto.

La posizione della rilevazione è importante, perché il dato inviato al sistema dovrebbe rappresentare in modo ragionevole ciò che si vuole controllare. Una sonda esposta a una fonte di calore locale, nascosta in una posizione poco rappresentativa o collocata in un ambiente diverso da quello da governare può fornire informazioni poco utili. La posizione concreta va quindi definita dal professionista secondo sistema, prodotto e progetto.

Termostato ambiente, cronotermostato e centraline

Termostato ambiente per la termoregolazione di casa

Il termostato ambiente misura la temperatura del locale e la confronta con quella impostata, intervenendo sull’impianto per mantenerla al valore desiderato. Nei sistemi più semplici il controllo avviene attraverso un comando ON/OFF, che attiva o interrompe la richiesta di calore; altri sistemi possono utilizzare una regolazione modulante.

Quando il dispositivo permette anche di stabilire temperature diverse in determinate fasce orarie o nei giorni della settimana si parla comunemente di cronotermostato. Questa possibilità esiste anche senza connessione Internet: programmare gli orari e controllare un apparecchio da remoto sono funzioni differenti.

Nei sistemi più articolati può essere presente una centralina di regolazione, cioè un controllore che raccoglie informazioni da più sensori e coordina elementi come generatore, pompe, valvole o circuiti. Il termostato di una stanza può quindi essere soltanto uno degli apparecchi dai quali il sistema riceve informazioni o comandi.

La centralina non è necessariamente un componente separato. Parte delle sue funzioni può essere integrata nell’elettronica della caldaia o della pompa di calore oppure distribuita fra diversi controllori. È il caso di un impianto nel quale il termostato gestisce la richiesta di calore e il generatore, collegato alla sonda esterna, provvede autonomamente alla compensazione climatica. La presenza di quest’ultima non comporta quindi automaticamente l’aggiunta di una centralina dedicata.

Un sistema con sensori nelle diverse stanze può inoltre prevedere un pannello dal quale gestire temperature e programmi di tutti gli ambienti. Questa gestione centralizzata può rimanere dedicata esclusivamente alla climatizzazione: non rende, da sola, l’impianto domotico.

Valvole termostatiche, valvole motorizzate e attuatori

Dopo aver rilevato le condizioni e deciso che cosa fare, il sistema deve intervenire fisicamente sull’impianto.

Nei radiatori, il comando termostatico reagisce alla temperatura dell’ambiente e modifica l’apertura della valvola, riducendo o aumentando il passaggio dell’acqua per mantenere la condizione impostata. Un comando elettronico può aggiungere temperature differenti nel corso della giornata o il collegamento con un sistema di supervisione.

Valvola termostatica elettronica
Close-up of smart heating thermostat

Con un impianto radiante il principio è simile, ma cambiano i componenti. I termostati o la centralina comandano attuatori elettrotermici sul collettore, che aprono o chiudono i circuiti associati a determinati ambienti o zone. Le informazioni sulla temperatura provengono dai sensori collocati nei locali da controllare.

Negli impianti idronici suddivisi in più zone possono inoltre esserci valvole motorizzate che regolano il passaggio dell’acqua verso un intero circuito o gruppo di ambienti. È il caso di un impianto a radiatori con zona giorno e zona notte, ciascuna comandata dal proprio termostato. Nei sistemi a ventilconvettori le valvole possono controllare il flusso verso i singoli terminali o gruppi di terminali.

Le funzioni possono dunque essere distribuite — per esempio sonda dello studio, regolatore e attuatore del relativo circuito — oppure riunite nello stesso componente, come avviene nella testa termostatica con sensore incorporato. In entrambi i casi rimane da definire come i controlli locali interagiscono con il generatore e con il resto dell’impianto.

Sistemi smart e domotica: dal controllo remoto alla gestione integrata

La parola smart viene utilizzata per dispositivi molto diversi. Per evitare equivoci è utile distinguere tre situazioni.

La prima è un comando connesso: per esempio un termostato che continua a controllare una zona, ma può essere gestito anche da un’applicazione. La seconda è un sistema connesso di termoregolazione: sensori e attuatori distribuiti comunicano con un gateway o una centralina, consentendo di gestire più ambienti da un unico punto o da remoto.

La terza è la domotica integrata, nella quale la climatizzazione viene coordinata con altre funzioni della casa, come illuminazione, schermature solari, sicurezza o gestione dei carichi elettrici. Possono così essere realizzati scenari e automazioni che coinvolgono più impianti, richiamabili attraverso app, touch screen o comandi dedicati.

Termostato, centralina e domotica non rappresentano quindi tre passaggi obbligatori verso un sistema migliore. Una famiglia interessata soprattutto alle temperature dei singoli locali può trovare adeguato un sistema dedicato alla termoregolazione. Chi sta già progettando una casa domotica potrebbe invece integrare anche la climatizzazione; in un’altra abitazione può essere sufficiente una soluzione locale non connessa.

Quando viene proposto un sistema smart, conviene chiarire quali funzioni rimangono disponibili senza Internet, se servono account o servizi cloud, quali componenti sono interoperabili e che cosa accade quando un dispositivo viene sostituito. La proposta dovrebbe indicare anche quali scenari siano effettivamente disponibili e che cosa aggiungano rispetto a un normale controllo connesso della climatizzazione.

Come cambia la regolazione con l’impianto reale e con i lavori previsti

Una volta chiariti principi e componenti, occorre riportarli al contesto della ristrutturazione. Lo stesso obiettivo — per esempio avere temperature differenti nello studio e nella camera — può richiedere soluzioni diverse a seconda dei terminali, del generatore e di ciò che viene realmente rifatto. Il confronto deve considerare anche se l’impianto sarà utilizzato soltanto per riscaldare o anche per raffrescare.

Radiatori, pavimento radiante e ventilconvettori

Collettore con valvole per impianti idronici

In un appartamento ristrutturato mantenendo i radiatori, una soluzione relativamente semplice può prevedere un cronotermostato principale, valvole termostatiche tradizionali e compensazione climatica gestita dal generatore. Una soluzione più articolata può aggiungere il controllo elettronico stanza per stanza, con temperature e programmi differenti, coordinato con il generatore. La differenza non è soltanto fra analogico e digitale, ma riguarda soprattutto l’autonomia con cui possono essere gestiti i diversi ambienti.

Con il pavimento radiante la regolazione agisce sui circuiti del collettore. Qui acquista particolare importanza la strategia complessiva: temperatura dell’acqua, risposta del sistema e controllo ambiente devono essere considerati insieme. Il progetto può prevedere termostati o sensori nelle diverse stanze e una gestione centralizzata dei circuiti e dei programmi, senza richiedere necessariamente un’integrazione domotica.

I ventilconvettori introducono un’altra funzione, perché il controllo può intervenire non soltanto sul flusso d’acqua ma anche sul funzionamento e sulla velocità del ventilatore. Ogni ambiente può avere un proprio comando e più terminali possono essere coordinati da una centralina o da un sistema di supervisione. A seconda dell’impianto, gli stessi terminali possono essere utilizzati per riscaldamento e raffrescamento.

Quando lo stesso impianto fa caldo e freddo

Anche in raffrescamento il sistema rileva la temperatura degli ambienti, la confronta con quella desiderata e interviene sull’impianto. La casa può essere gestita con un unico riferimento, suddivisa in zone oppure regolata stanza per stanza; cambiano però il modo in cui viene prodotto e distribuito il freddo e le funzioni dei controlli.

Negli impianti aria-aria, come climatizzatori split e multisplit, la regolazione è in larga parte integrata nelle unità: ciascuna unità interna rileva la temperatura dell’ambiente e modula il proprio funzionamento, mentre l’elettronica coordina il lavoro con l’unità esterna. Anche questi impianti possono essere inseriti in sistemi di controllo centralizzato o domotico.

Negli impianti reversibili la stessa macchina può riscaldare in inverno e raffrescare in estate. È il caso di una pompa di calore reversibile collegata a ventilconvettori oppure a un impianto radiante predisposto anche per il raffrescamento.

La regolazione deve gestire il passaggio fra le modalità stagionali. I termostati o i sensori possono essere gli stessi e le zone possono rimanere invariate, ma cambia la risposta alla temperatura rilevata: in inverno viene fornito calore, in estate viene sottratto. Negli impianti idronici cambia anche la temperatura dell’acqua, calda oppure refrigerata in funzione della stagione e dei terminali utilizzati.

Per chi ristruttura è quindi utile chiarire se riscaldamento e raffrescamento avranno una gestione comune e se zone, programmi e comandi saranno condivisi nelle due stagioni.

Il caso particolare del raffrescamento radiante

Il raffrescamento radiante richiede di considerare anche l’umidità dell’aria. Raffreddando pavimento, pareti o soffitto, bisogna evitare che la temperatura delle superfici scenda fino al punto in cui l’umidità possa condensare. La regolazione può quindi comprendere sensori di temperatura e umidità, controllo del punto di rugiada e sistemi di deumidificazione.

Non basta però sapere che un sensore misura l’umidità: è importante capire se il dato viene effettivamente utilizzato. Il sistema può, per esempio, comandare la deumidificazione oppure intervenire sulla temperatura dell’acqua per evitare condizioni favorevoli alla condensa.

Questa gestione non rappresenta una caratteristica generale di qualsiasi impianto caldo/freddo, ma un aspetto particolarmente importante quando il raffrescamento viene realizzato attraverso superfici radianti.

Quanto costa la termoregolazione e quali benefici valutare nella scelta

Una volta chiarito come dovrà essere gestita la temperatura della casa, resta da capire quanto costa il sistema scelto. La questione riguarda il costo della soluzione funzionante: componenti, collegamenti, installazione e configurazione devono essere considerati insieme. Un termostato acquistato singolarmente non è confrontabile con un sistema completo che gestisce le stanze e coordina le loro richieste con il generatore.

Per orientarsi è utile confrontare alcune configurazioni riferite a un appartamento tipo, chiarendo che cosa comprendono. La maggiore spesa va poi valutata in rapporto alle funzioni aggiunte, alla loro utilità e al risparmio energetico effettivamente ottenibile.

Il costo di un sistema completo, non soltanto del termostato

Per un appartamento di circa 80–100 m² con cinque ambienti, le configurazioni considerate vanno da 500–800 euro per una soluzione essenziale a radiatori fino a 2.500–3.500 euro per una regolazione domotica del radiante, con importi dello stesso ordine per la gestione centralizzata di ventilconvettori e VRF/VRV.

Sistema di termoregolazioneConfigurazione considerataCosto complessivo
Radiatori — regolazione essenzialeCinque radiatori con valvole termostatiche tradizionali, cronotermostato e sonda esterna500–800 €
Radiatori — regolazione elettronica stanza per stanzaCinque teste elettroniche con corpi valvola, gateway, programmazione delle stanze, coordinamento con il generatore e sonda esterna900–1.400 €
Pavimento radiante — regolazione per ambiente con gestione centralizzataCinque termostati comunicanti, otto attuatori sul collettore, unità di controllo e pannello centrale; comando del generatore e sonda esterna1.800–2.500 €
Pavimento radiante — regolazione domoticaCinque ambienti e otto circuiti con comandi su bus, moduli attuatori, alimentatore e gateway per supervisione e integrazione domotica2.500–3.500 €
Ventilconvettori idronici — regolazione per ambiente con gestione centralizzataCinque comandi locali, schede di comunicazione, cinque gruppi valvola, controllo dei ventilatori, pannello centrale e modulo per i consensi comuni2.700–3.500 €
VRF/VRV aria-aria — regolazione per ambiente con gestione centralizzataCinque comandi cablati locali per altrettante unità interne compatibili, più pannello centrale collegato alla rete nativa del sistema2.800–3.500 €

Importi indicativi comprensivi di fornitura, installazione e configurazione, IVA esclusa, ricavati da prezzi di componenti e analisi della posa. Le fasce riguardano le sole dotazioni di regolazione, presuppongono predisposizioni disponibili ed escludono generatori, terminali, realizzazione del pavimento radiante, nuove distribuzioni e opere murarie. Le configurazioni radianti considerate riguardano il solo riscaldamento.

I comandi, le schede e gli accessori già compresi nelle altre forniture dell’impianto devono essere sottratti, evitando doppi conteggi. Lo stesso criterio vale per la soluzione domotica: il prezzo comprende alimentatore e gateway necessari al sistema considerato, ma non l’automazione completa di luci, tapparelle e altri dispositivi della casa. Se l’infrastruttura è già presente, vanno conteggiati soltanto gli apparecchi effettivamente aggiunti per la climatizzazione.

Comfort, comodità e risparmio: quali differenze giustificano la scelta?

Dopo aver confrontato i costi, resta una domanda importante: quanto può far risparmiare una termoregolazione più evoluta rispetto a una più semplice? Correggere un impianto che riscalda troppo alcuni ambienti o funziona quando non serve è diverso dal migliorare un sistema che regola già correttamente stanze e generatore.

Il prezzo dei dispositivi, da solo, non permette di prevedere il risparmio. Occorre capire quale spreco viene eliminato dalla funzione aggiuntiva e quanto sia presente nell’abitazione. I seguenti riferimenti distinguono interventi e situazioni di partenza differenti.

Intervento e situazione di partenzaDa dove può arrivare il risparmioRisparmio energetico: riferimenti disponibili
Installare valvole termostatiche su radiatori che ne sono priviDal controllo della temperatura nei singoli ambienti, limitando il calore erogato quando non è più necessarioFino al 20% di riduzione dei consumi, secondo il potenziale indicato da ENEA
Introdurre la regolazione climatica al posto di una mandata mantenuta inutilmente alta e costanteDall’adattamento della temperatura dell’acqua alle condizioni esterne, evitando temperature superiori al necessarioENEA indica un potenziale fino al 25%, associato a una riduzione di 10 °C della mandata
Passare da una regolazione preesistente a un controllo elettronico programmabile stanza per stanzaDalla possibilità di differenziare automaticamente temperature e orari, riducendo il riscaldamento dei locali nei periodi in cui vengono utilizzati menoCirca il 3,5% di riduzione media del consumo annuo di gas nello studio britannico citato di seguito

I valori hanno basi differenti: quelli ENEA esprimono un potenziale, mentre il 3,5% è un risultato medio sperimentale. Non costituiscono una graduatoria fra sistemi, non sono direttamente confrontabili e non vanno sommati.

Il controllo locale è già presente nella configurazione essenziale a radiatori. Il passaggio alle teste elettroniche può aggiungere programmi differenti per le stanze e un migliore coordinamento delle richieste, ma non fa ottenere nuovamente tutto il beneficio delle valvole. Se temperature e orari rimangono invariati, la sola sostituzione dei comandi non è sufficiente a prevedere un risparmio consistente.

Il dato sul controllo elettronico proviene da uno studio pubblicato su Energy and Buildings nel 2022: i ricercatori hanno seguito 68 abitazioni britanniche riscaldate a gas, installando i nuovi controlli in 37 e mantenendo le regolazioni esistenti nelle altre. Il beneficio rispetto al gruppo di confronto è derivato soprattutto dalla riduzione delle temperature delle camere, in particolare nelle ore serali.

Un altro contributo riguarda la mandata. In una prova dell’Università di Salford, abbassarla da 80 a 60 °C in una caldaia a condensazione ha ridotto di circa il 12% il gas utilizzato per il riscaldamento. La casa impiegava però più tempo a riscaldarsi e la temperatura interna media risultava leggermente inferiore: il dato non misura esclusivamente un miglioramento del rendimento a condizioni interne identiche e non equivale al risparmio ottenibile installando una sonda esterna.

Anche le configurazioni a costo relativamente contenuto possono comprendere controllo ambiente e compensazione climatica. I relativi benefici non devono quindi essere attribuiti automaticamente ai sistemi più costosi: per questi ultimi va individuato il risparmio aggiuntivo rispetto alla soluzione di base.

Quando la maggiore spesa è giustificata?

Dal punto di vista economico va confrontato il costo aggiuntivo della soluzione più evoluta con il risparmio aggiuntivo che può produrre, non con tutto il risparmio della ristrutturazione.

Un esempio puramente numerico chiarisce la differenza. Supponendo una maggiore spesa iniziale di 600 euro e una spesa annua di 1.000 euro per l’energia destinata al riscaldamento, un risparmio ulteriore del 5% corrisponderebbe a 50 euro all’anno e a un recupero semplice dell’investimento in circa 12 anni. Con il 10% sarebbero 100 euro all’anno e circa 6 anni.

La maggiore spesa può però essere giustificata anche senza un rapido ritorno energetico. Gestire comodamente cinque ambienti, evitare regolazioni manuali ripetute o controllare una seconda casa sono utilità concrete. L’importante è distinguere ciò che viene acquistato per risparmiare energia da ciò che migliora comfort e praticità.

La scelta non dovrebbe quindi partire da quale sistema sia più sofisticato, ma da ciò che manca alla soluzione di base. Il progetto dovrebbe chiarire come saranno controllate le stanze, come verrà governato il generatore e quali funzioni aggiuntive rispondano davvero alle abitudini della famiglia.

Una termoregolazione ben scelta non è necessariamente quella con più dispositivi: è quella che mantiene il comfort richiesto, evita consumi inutili e permette a chi abita la casa di ottenere entrambi i risultati senza complicazioni.

© Riproduzione riservata.

Partner

I più letti