Il fascino del focolare domestico: stufe e camini

di Alessandro Mezzina

Stufe e camini possono essere usati per scaldare tutta la casa

Stufe e camini a cavallo tra atmosfera, riscaldamento, efficienza energetica e inquinamento

Stufe e camini per millenni sono stati l’unico sistema con cui venivano riscaldate le case. Pensando a questi apparecchi probabilmente vengono in mente il classico caminetto in pietra o la stufa in maiolica, ma già gli antichi romani utilizzavano dei veri e propri impianti di riscaldamento centralizzato, il cosiddetto “hypocaustum”, alimentati da grandi bruciatori. Ma questa funzione è progressivamente venuta meno nel Novecento, periodo in cui gli sviluppi tecnologici hanno portato alla diffusione di impianti di riscaldamento alimentati da altri combustibili (principalmente caldaie a gas, almeno in Italia).

Così stufe e camini per decenni sono stati relegati a elementi di arredo, buoni per creare una bella atmosfera, ma non adatti a scaldare intere case: rendimenti scarsi, comparati a quelli delle moderne caldaie a gas, e una gestione complicata e costosa, non rendevano più appetibile doversi procurare quintali di legna per riscaldare casa.

Però da ormai alcuni decenni, grazie alle innovazioni tecnologiche promosse dai produttori, stiamo assistendo a un loro ritorno alla ribalta non più solo come elementi estetici, ma con la loro funzione originale di generatori di calore per impianti di riscaldamento domestico. E, sebbene presentino delle criticità ambientali significative, in alcune parti d’Italia, ormai sono tornati a essere sistemi di riscaldamento capillarmente diffusi.

Quindi oggi stufe e camini sono fonti di calore che scaldano una stanza, sono generatori collegati all’impianto di riscaldamento di tutta la casa, e sono anche elementi di design che arricchiscono gli interni delle abitazioni. Hanno una molteplicità di funzioni e sono diverse le tipologie in commercio.

Nei prossimi paragrafi, proveremo a fare una panoramica generale, vedendo non solo quali sono le principali tipologie sul mercato, ma anche quali limitazioni prevedono le normative per il loro utilizzo e di quali agevolazioni fiscali è possibile usufruire per l’acquisto.

Ma prima chiariamo un aspetto importante.

La differenza tra stufa e camino

Iniziamo a vedere quali sono gli elementi che differenziano una stufa da un camino. Infatti, pur avendo la stessa finalità e funzionando in modo uguale, presentano alcune differenze sostanziali.

Cosa sono e come sono fatte le stufe

Una stufa a legna in una casa di montagna

Le stufe sono dispositivi autonomi, con la funzione di riscaldare direttamente l’aria dell’ambiente in cui si trovano. Le moderne stufe, però, possono essere collegate al sistema di riscaldamento centralizzato della casa, diventando il vero e proprio generatore di calore domestico, che può alimentare bocchette d’aria o termosifoni.

In ogni caso, la caratteristica principale che le differenzia dai camini è che si tratta di oggetti autonomi, quasi sempre realizzati in serie, che classicamente sono appoggiati a terra, ma che possono essere anche appesi alla parete o sospesi.

Esistono diverse tipologie di stufe, ognuna con caratteristiche specifiche. Le più diffuse sono:

  • Stufe a legna;
  • Stufa a pellet;
  • Stufa pirolitica.

Ci sarebbero poi le stufette elettriche, che però si distanziano notevolmente dal concetto classico di stufa, sia dal punto di vista estetico sia di qualità del riscaldamento: sono apparecchiature a basso costo (e alto consumo) con cui tamponare situazioni particolari e di cui non parleremo oltre.

Cosa sono e come sono fatti i camini

Un camino inserito in un edificio storico

Potrebbe essere banale specificarlo, ma i camini sono installazioni fisse, incorporate nell’edificio. In sostanza, a differenza delle stufe, non è possibile smontarli e spostarli dove più aggrada.

Se originariamente il camino era solo a legna, da parecchi anni ormai si sono diffusi altri combustibili fino ad arrivare a camini che… non bruciano niente. Questa evoluzione da un lato è stata causata dalla necessità di trovare soluzioni più efficienti per scaldare, dall’altro dal voler rispondere alla richiesta di chi vuole avere un camino anche dove in teoria non è possibile, come succede spesso negli appartamenti situati all’interno dei condomini. Così possiamo trovare in commercio:

  • Camino a legna;
  • Camino elettrico;
  • Camino a bioetanolo;
  • Camino a pellet.

Quindi, sebbene il principio di funzionamento di stufe e camini sia lo stesso, cioè bruciare un combustibile per produrre calore, tra di loro differiscono per un aspetto essenziale: le stufe sono “oggetti” liberi dentro l’ambiente (idealmente spostabili), i camini sono fissi e integrati con l’edificio. Ma chiaramente non sono le uniche cose in cui differiscono. Nei prossimi paragrafi, approfondiremo meglio questi aspetti, prima però dedichiamo qualche parola su come sia le stufe sia i camini possono essere usati a servizio dell’impianto di riscaldamento domestico per scaldare tutta la casa.

Termocamini e idrostufe: riscaldare tutta la casa in modo efficiente

I termocamini e le idrostufe rappresentano soluzioni avanzate per il riscaldamento domestico, combinando efficienza con estetica e funzionalità. Entrambi questi sistemi utilizzano l’acqua come mezzo per trasferire e distribuire il calore, ma presentano diverse varianti e specificità.

Termocamini

I termocamini sono dispositivi che, pur mantenendo l’aspetto tradizionale di un camino, sono dotati di un circuito idraulico che permette di riscaldare l’acqua. Quest’ultima viene poi utilizzata per alimentare radiatori o pannelli radianti. Ne esistono diverse tipologie:

  • Termocamini a legna: utilizzano legna come combustibile e sono apprezzati per il calore naturale e l’atmosfera che creano;
  • Termocamini a pellet: combinano l’efficienza del pellet con la funzionalità di un sistema idraulico, garantendo una distribuzione uniforme del calore;
  • Termocamini a gas: offrono la comodità del gas, eliminando la necessità di stoccare combustibile solido, pur mantenendo l’efficienza di un sistema idraulico.

Per fare in modo che questi sistemi siano efficienti però è stato necessario sfruttare in modo più razionale il calore prodotto.

Un classico camino è a camera aperta, cioè scalda l’ambiente in cui si trova attraverso la bocca di fuoco. Ma questo sistema consente di sfruttare circa il 30% del calore prodotto. Per ovviare a questo spreco, i termocamini presentano un vetro a protezione delle fiamme: tale vetro limita in modo significativo la dispersione del calore, consentendo di sfruttarlo in modo più efficiente per scaldare, attraverso uno scambiatore, l’acqua presente all’interno di un puffer.

Idrostufe

Le idrostufe sono stufe dotate di un circuito idraulico che permette di riscaldare l’acqua e distribuire il calore in tutta la casa. Ne esistono principalmente due tipologie:

  • Idrostufe a legna: sfruttano la combustione della legna per riscaldare l’acqua, garantendo un calore naturale e costante;
  • Idrostufe a pellet: utilizzano pellet come combustibile, offrendo un’alta efficienza energetica e una combustione pulita.

Il principio di funzionamento delle idrostufe è lo stesso dei termocamini. Però non bisogna fare l’errore di confondere l’idrostufa con la caldaia a pellet: quest’ultimo generatore di calore è caratterizzato da una potenza maggiore e richiede di essere installato in un ambiente dedicato (la centrale termica). L’idrostufa invece può essere installata anche nel soggiorno e riesce a scaldare case di dimensioni contenute.

I camini: una panoramica sulle diverse tipologie

Quando si parla di camini ci sono vari aspetti da considerare. Quello principale è sicuramente la tipologia di combustibile con cui funzionano: questo aspetto potrebbe sembrare paradossale perché tradizionalmente il camino è a legna. Ma la normativa ha imposto delle restrizioni che, come vedremo, in alcuni casi rendono impossibile installare un camino a legna, così sono state sviluppate alternative, utili soprattutto per chi possiede appartamenti in condominio e non vuole rinunciare all’atmosfera che regala un camino. Nei prossimi paragrafi approfondiremo la classificazione in base ai vari combustibili, però c’è da evidenziare che non si tratta degli unici aspetti che caratterizzano i camini.

Un aspetto importate è la tipologia di installazione. La più classica è quella da incasso, all’interno della parete con la sola bocca di fuoco visibile. È quella che troviamo negli edifici storici ed è stata la prima e più utilizzata perché il collegamento tra la canna fumaria, che si trova incassata nella parete, e il camino, è diretta. Ma non si tratta dell’unica soluzione possibile.

Un’altra installazione molto diffusa è quella che vede il camino posizionato esternamente rispetto alla parete, in aderenza alla stessa: il camino è addossato alla parete, a volte anche ad angolo, e la canna fumaria, che si trova sempre incassata nella muratura, è collegata alla cappa del camino con un tratto inclinato. Ci sono infine le installazioni libere su tre o quattro lati, in cui il camino diventa l’elemento centrale di una stanza. A tal proposito si dice che i camini sono bifacciali (cioè con la fiamma visibile da due lati) o trifacciali (fiamma visibile da tre lati).

I materiali utilizzati nella realizzazione dei camini variano da quelli più classici come la pietra e i mattoni, fino ai più moderni come l’acciaio e il vetro. In ogni caso, bisogna sempre distinguere tra i materiali che compongono il focolare vero e proprio e quelli che caratterizzano l’aspetto esteriore del camino. Il primo deve essere realizzato sempre con materiali che resistono ad alte temperature e che siano in grado di riflettere il calore, come i mattoni refrattari. Mentre per le finiture ci si può sbizzarrire con forme e colori grazie alla flessibilità che danno metalli e cartongessi.

Approfondiamo ora le tipologie di camini in relazione al combustibile utilizzato.

Camino a legna: tradizione e calore

Davanti al camino, madre e figlia si abbracciano e riscaldano in una sera d'inverno

Il camino a legna evoca immagini di serate accoglienti passate davanti a fiamme danzanti. Proprio per l’atmosfera che creano sono quelli più apprezzati e ricercati ma, dal punto di vista tecnico, è importante evidenziare che richiedono sempre una canna fumaria collegata col tetto.

Quindi senza canna fumaria non è possibile installare un camino a legna. E questo è uno dei più grossi ostacoli all’installazione dei camini a legna all’interno di appartamenti che si trovano in condominio.

Camino elettrico: la canna fumaria non serve più

Il telecomando di un camino elettrico

La soluzione a questo problema sono i camini elettrici: una soluzione contemporanea per chi desidera l’atmosfera di un camino senza le complicazioni legate alla combustione tradizionale.

Come suggerisce il nome, il combustibile e sostituito dall’energia elettrica: questi camini, una volta collegati a una presa elettrica, possono essere accesi o spenti con un semplice interruttore o un telecomando. All’interno del camino elettrico, l’elemento riscaldante è quasi sempre una resistenza. Il calore che produce viene poi diffuso nella stanza tramite un ventilatore.

Ma anche l’occhio vuole la sua parte. Per simulare in modo realistico l’effetto di un vero camino, i camini elettrici cercano di ricreare anche l’aspetto delle fiamme reali: utilizzando luci led o lampade alogene che proiettano immagini di fiamme su uno schermo o attraverso un meccanismo rotante. Inoltre, le tecnologie avanzate possono utilizzare vapori d’acqua e luci per creare un’illusione di fiamma tridimensionale. Infine, il camino elettrico può gestire in modo preciso la temperatura dell’ambiente in cui si trova, pertanto molti modelli sono dotati di termostati.

Camino a bioetanolo: un ibrido di design

Vista ravvicinata di una camino trifacciale

Possiamo considerare il camino a bioetanolo come una soluzione ibrida tra il camino a legna e il camino elettrico. Infatti, fornisce delle fiamme reali ma non è richiesta alcuna canna fumaria per installarlo.

Il combustibile è il bioetanolo, un alcol biologico derivato dalla fermentazione di zuccheri presenti in piante come mais, canna da zucchero e grano. È un combustibile rinnovabile e, quando bruciato, produce una fiamma pulita senza fumo, cenere o residui, ma solo vapore acqueo e anidride carbonica in quantità minime. L’assenza di fumi e particolati elimina la necessità di una canna fumaria. Questo quindi lo rende adatto anche a spazi senza accesso esterno, come appartamenti o ambienti interni.

In questa tipologia di camini, il bruciatore solitamente è una semplice vaschetta in metallo dove viene versato il bioetanolo. Al suo interno ci sono delle pietre molto porose che si impregnano di bioetanolo e bruciano senza consumarsi. Solitamente, il bruciatore viene incassato all’interno di una struttura che può simulare un camino, ma in realtà non è così raro trovarli come oggetti di arredo a sé stanti, che possono essere poggiati anche su un mobile qualsiasi.

C’è un aspetto che comunque è importante sottolineare: anche se i camini a bioetanolo non producono fumo, è essenziale avere una buona ventilazione nella stanza in cui vengono utilizzati. Infatti, se rimangono accesi per molte ore, l’anidride carbonica potrebbe accumularsi diventando nociva per l’uomo. Quindi è importante garantire un flusso d’aria adeguato per mantenere l’ambiente salubre.

Camino a pellet: alta efficienza e controllo

I pellet sono piccoli cilindri compressi di segatura e residui di legno. Sebbene il principio di funzionamento sia lo stesso dei camini a legna, cioè vengono bruciati dei composti organici, i camini a pellet sono molto diversi. Però hanno una cosa in comune: la necessità di una canna fumaria per evacuare i fumi della combustione.

Dal punto di vista dell’efficienza, il pellet ha un potere calorifico superiore a quello del legno e produce una quantità di CO2 molto inferiore, pertanto sono considerati ecologici.

Una caratteristica dei camini a pellet è di non avere la fiamma libera: questa è sempre protetta da un vetro che, a seconda della tipologia di installazione, fa rilasciare il calore verso l’ambiente in cui si trova il camino, oppure aiuta a non disperderlo e a convogliarlo verso delle canalizzazioni che lo portano in altre stanze o che scaldano dell’acqua (i termocamini di cui abbiamo parlato poco fa).

Le stufe: versatilità e design per ogni ambiente

Passando alle stufe, anche per loro la principale classificazione avviene secondo il tipo di combustibile utilizzato, ma ci sono altre caratteristiche importanti per cui spendere qualche parola.

Dal punto di vista dell’installazione – detto che sono oggetti non integrati con l’edificio in cui sono inserite – le stufe possono essere suddivise in stufe da pavimento, che sono posizionate liberamente in un ambiente, e stufe murali o sospese, che vengono fissate direttamente alla parete o al soffitto. Questa flessibilità permette di integrare la stufa in qualsiasi contesto abitativo, sia esso tradizionale sia moderno.

Un camino sospeso all'interno di un living moderno

I materiali utilizzati nella realizzazione delle stufe sono abbastanza vari: dalla ghisa, resistente e dal fascino retró, all’acciaio, moderno e minimalista, fino alla ceramica e alla pietra ollare, che combinano estetica e capacità di trattenere il calore.

A differenza dei camini, le stufe non hanno mai la bocca di fuoco aperta ma sempre protetta da uno sportello. Il calore viene diffuso nell’ambiente tramite delle ventole (o sistemi più complessi se la stufa è collegata all’impianto di riscaldamento di tutta la casa). Da ormai molti anni lo sportello di chiusura, originariamente solo in metallo e cieco, è realizzato con vetri panoramici che permettono di godere della vista delle fiamme, aggiungendo un tocco di atmosfera all’ambiente.

Stufe a legna: calore tradizionale e robustezza

Una stufa a legna riscalda il living di una casa di montagna moderna

Le stufe a legna, come i camini, sono quelle più tradizionali. Realizzate principalmente in ghisa o acciaio, queste stufe sono note per la loro capacità di trattenere e irradiare il calore per lunghe ore, anche dopo che la fiamma si è spenta. La ghisa, in particolare, è un materiale che garantisce una distribuzione uniforme del calore, evitando picchi e fluttuazioni.

Dal punto di vista tecnico, le stufe a legna richiedono una corretta ventilazione degli ambienti in cui si trovano e soprattutto necessitano di una canna fumaria adeguata, per garantire una combustione efficiente e sicura, e per evacuare i fumi prodotti. Per massimizzare la resa di una stufa di questo tipo, la scelta della legna è cruciale: legni duri come quercia o faggio offrono una combustione più lenta e costante, producendo meno residui rispetto ai legni morbidi.

Stufe a pellet: efficienza e sostenibilità in piccolo formato

Pellet e legna sono i combustibili a biomassa più utilizzati per alimentare stufe e camini

Le stufe a pellet sono diventate una soluzione di riscaldamento sempre più popolare grazie alla loro efficienza e sostenibilità. Abbiamo già detto cosa sono i pellet e sottolineato la loro maggiore efficienza rispetto al legno.

Proprio grazie alla possibilità di prevedere in modo preciso il comportamento del pellet, la regolazione del calore può essere realizzata in modo abbastanza preciso, quindi sulla stufa possono essere installati termostati e sensori, per regolare la combustione e mantenere una temperatura costante nell’ambiente.

Dal punto di vista tecnico, le stufe a pellet sono dotate di un serbatoio per il pellet e di un sistema di alimentazione automatizzato del bruciatore. La capacità del serbatoio varia, ma una stufa di dimensioni medie può funzionare per 12-24 ore con una singola carica.

Stufa pirolitica: combustione avanzata e sostenibilità

Dedichiamo un paragrafo alla poco conosciuta stufa pirolitica: si tratta di stufe che sfruttano la pirolisi per la produzione di calore, un sistema di combustione molto efficiente (più efficiente della normale combustione delle stufe a pellet o a legna), con efficienze che raggiungono il 90-95% (un camino a legna a bocca aperta raggiunge il 30% di efficienza).

Questo sistema di riscaldamento non è molto diffuso in Italia, invece lo troviamo nei paesi dell’est e centro Europa.

Due parole su come funziona la pirolisi: in sostanza si tratta di un processo di combustione che avviene senza ossigeno (quindi non ci sono le classiche fiamme del fuoco che hanno bisogno di ossigeno per sprigionarsi) e che per generare calore brucia i gas prodotti dalla combustione della biomassa. In sostanza in una camera stagna viene inserita la biomassa (legno, pellet o altro) che viene accesa. La biomassa, dopo aver consumato l’ossigeno presente nella camera, smette di fare fiamme ma continua a bruciare e a produrre gas. Questi gas non vengono dispersi ma convogliati in una seconda camera dove continuano a bruciare producendo calore.

Quindi, dal punto di vista tecnico, la stufa pirolitica è progettata con due camere separate: la camera primaria, dove avviene la pirolisi, e la camera secondaria, dove i gas rilasciati vengono completamente combusti. Questa doppia combustione riduce notevolmente le emissioni di particolato, rendendo la stufa pirolitica una delle soluzioni più ecologiche disponibili. In teoria, sarebbe possibile non dotarle di canna fumaria (in realtà la norma la impone).

Un vantaggio è la riduzione del consumo di biomassa. Grazie all’alta efficienza della pirolisi, la stufa richiede meno legna/pellet rispetto ai modelli tradizionali, garantendo al contempo un rilascio di calore costante e duraturo.

Le biomasse che è possibile utilizzare in queste stufe possono variare dal pellet, al cippato, alla legna, e anche a materiali organici come gusci di frutta secca, fondi di caffè e vinaccia.

Stufe e camini: sono una scelta ecologica?

Il fumo prodotto dalla combustione in un camino datato

Finora abbiamo fatto una panoramica di stufe e camini senza però affrontare un aspetto fondamentale: cioè se sono soluzioni ecologiche e sostenibili per riscaldare casa. Naturalmente parliamo di stufe e camini che funzionano a biomasse (legna e pellet). E finché si tratta di sistemi utilizzati soprattutto a scopo estetico, non è una questione da porsi. Ma quando diventano il fulcro del riscaldamento della casa, rimanendo accesi tutti i giorni del periodo invernale per molte ore, le cose cambiano.

Si tratta di una domanda che si è posta anche il legislatore e che, come vedremo a breve, ha portato alcune regioni a introdurre alcune limitazioni.

Il motivo è che la combustione produce polveri sottili, considerate molto inquinanti e pericolose per la salute dell’uomo. Si stima che la metà delle PM10 a livello europeo sia prodotto dalla combustione di stufe e camini.

Vediamo cosa dice la normativa attualmente in vigore.

Normativa nazionale

Partiamo dalla legge 90/2013, relativa alle prestazioni energetiche in edilizia. Si tratta di una norma globale, che affronta per la maggior parte argomenti non legati a stufe e camini. In tale ambito, l’aspetto più importante è l’obbligo di installare canne fumarie che scaricano i fumi in copertura.

Un’altra legge significativa è il decreto del ministero dell’Ambiente 186 del 7 novembre 2017: “Regolamento recante la disciplina dei requisiti, delle procedure e delle competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide”. Quindi stiamo parlando proprio di legno e pellet (tra gli altri) che alimentano stufe e camini.

Questo decreto introduce la certificazione ambientale dei generatori di calore alimentati con legna da ardere, carbone di legna e biomasse combustibili (stufe e camini sono ovviamente generatori di calore). Come vedremo a breve, le normative regionali di alcune delle regioni più popolose in Italia hanno introdotto importanti limitazioni basandosi sulla certificazione ambientale.

Il decreto individua 7 tipologie di generatori di calore (in grassetto quelle di nostro interesse):

  1. camini chiusi, inserti a legna: UNI EN 13229 – inserti e caminetti aperti alimentati a combustibile solido – requisiti e metodi di prova;
  2. caminetti aperti: UNI EN 13229 – inserti e caminetti aperti alimentati a combustibile solido – requisiti e metodi di prova;
  3. stufe a legna: UNI EN 13240 – stufe a combustibile solido – requisiti e metodi di prova;
  4. stufe ad accumulo: UNI EN 15250 – apparecchi a lento rilascio di calore alimentati a combustibili solidi – requisiti e metodi di prova;
  5. cucine a legna: UNI EN 12815 – termocucine a combustibile solido – requisiti e metodi di prova;
  6. caldaie fino a 500 kW: UNI EN 303-5 – caldaie per riscaldamento – parte 5: caldaie per combustibili solidi, con alimentazione manuale o automatica, con una potenza termica nominale fino a 500 kW – terminologia, requisiti, prove e marcatura;
  7. stufe, inserti e cucine a pellet – termostufe: UNI EN 14785 – apparecchi per il riscaldamento domestico alimentati con pellet di legno – requisiti e metodi di prova.

Per queste è stata introdotta una classificazione da 1 a 5 stelle basata su valori limite di emissione.

Vediamo ora le normative regionali e come hanno integrato al loro interno questa classificazione ambientale.

Normative regionali

Premettiamo che sono ancora poche le Regioni che hanno delle normative in tal senso. Si tratta principalmente delle Regioni che insistono sulla Pianura Padana, l’area più inquinata d’Italia sia per la forte industrializzazione sia perché poco soggetta a ricambi d’aria. Ecco una sintesi di quanto previsto:

  • Piemonte: dal 2019 divieto di installare apparecchi inferiori alla classe “4 stelle”;
  • Emilia Romagna: dal 2020 divieto di installare apparecchi inferiori alla classe “4 stelle”.

Inoltre dal 2019, nei comuni che si trovano al di sotto di 300 m di altitudine, non è più possibile utilizzare camini aperti a legna e stufe a pellet ai fini del riscaldamento domestico.

  • Lombardia e Veneto: dal 2020 divieto di nuove installazioni inferiori alla classe “4 stelle”.

In Lombardia, inoltre, possono rimanere in esercizio solo i generatori superiori a 3 stelle.

  • Toscana: è possibile installare generatori di almeno “4 stelle” nei nuovi edifici, mentre nelle ristrutturazioni in località superiori ai 200 m si possono installare generatori di qualsiasi tipo.

Tutte queste normative, peraltro abbastanza recenti, denotano una crescente preoccupazione per la qualità dell’aria legata (anche) all’utilizzo di stufe e camini. Queste regolamentazioni, sia a livello nazionale sia regionale, mirano chiaramente a ridurre le emissioni nocive andando a imporre limitazioni verso una delle principali cause di inquinamento. La Legge 90/2013 ha stabilito standard rigorosi per gli impianti termici, mentre le regioni più colpite dal problema hanno introdotto ulteriori restrizioni specifiche, focalizzandosi principalmente sulla combustione della legna e dei suoi derivati. Infatti, se è vero che le moderne caldaie a Pellet possono considerarsi abbastanza ecologiche, è anche vero che camini a legna o stufe a pellet non certificati sono fonte di inquinamento incontrollato.

Bonus per stufe e caminetti

Concludiamo questo articolo vedendo quali sono i bonus per stufe e caminetti.

In Italia, l’installazione di stufe e camini può beneficiare di diverse detrazioni fiscali, però possono essere utilizzate solo in ben determinati casi e la semplice installazione o sostituzione di un camino esistente raramente ci ricade.

Le detrazioni fiscali che si possono sfruttare per l’installazione o la sostituzione di stufe e camini sono:

  • Bonus ristrutturazioni;
  • Bonus mobili;
  • Ecobonus;
  • Conto termico.

Prima di approfondirle diciamo che, in linea di principio, una stufa o camino con sola funzione estetica può rientrare solo nel Bonus ristrutturazioni o nel Bonus mobili, mentre un camino che contribuisce al riscaldamento della casa (con un calcolo termico a supporto) può rientrare anche nell’Ecobonus e nel Conto Termico.

Bonus ristrutturazioni edilizie

Il Bonus Ristrutturazioni prevede una detrazione del 50% delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione (manutenzione straordinaria). Se tra le opere che vengono previste con la ristrutturazione c’è anche la sostituzione o l’installazione di stufe e camini, questi rientrano nella detrazione, indipendentemente dalla loro funzione (riscaldamento o estetica).

Ecobonus

L’Ecobonus prevede una detrazione del 50% o del 65% per la sostituzione di impianti di riscaldamento.

Stufe e camini rientrano nella più recente definizione di impianti di riscaldamento e pertanto possono usufruire di questa detrazione. Però, attenzione a un aspetto: devono essere una parte del sistema di riscaldamento che si va a sostituire (quindi devono rientrare nel calcolo termico) e deve esserci un preesistente impianto di riscaldamento, anche di tipologia diversa. Questa detrazione viene sfruttata principalmente per installare sistemi di riscaldamento a pellet, e in questo caso la detrazione è del 50%. Chiaramente le stufe e camini a pellet che vengono installati devono rispondere a precisi requisiti di efficienza energetica (la classificazione ambientale di cui abbiamo parlato poco fa è una).

Conto Termico

Il Conto Termico è una misura simile all’ecobonus, meno conosciuto e diffuso perché molto più complesso. Per quanto riguarda i requisiti tecnici sono più o meno gli stessi dell’ecobonus, le differenze sostanziali sono due: la prima è che non si tratta di una detrazione ma di un incentivo economico che viene corrisposto in due anni, la seconda è che la percentuale di incentivo è variabile fino al 65%, a seconda dell’efficienza raggiunta e del tipo di impianto installato.

Stufe a pellet e bonus mobili

L’acquisto di una stufa a pellet può rientrare anche nel Bonus Mobili, che offre una detrazione del 50% per l’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione è calcolata su un importo massimo che dal 2024 sarà pari a 5.000 €. Per accedere a questo bonus, è necessario che l’intervento di ristrutturazione sia almeno di manutenzione straordinaria. Non è quindi possibile usufruire di questa detrazione solo per la semplice sostituzione o installazione di una nuova stufa a pellet, scollegata da altre opere in casa.

Alessandro Mezzina

Architetto e autore di www.ristrutturazionepratica.it

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