Sostituire gli infissi: guida ad una scelta consapevole

di Alessandro Mezzina

Come sono fatti gli infissi, comprendere le differenze tra i vari materiali, le prestazioni che devono garantire, gli aspetti burocratici e le detrazioni fiscali

La sostituzione degli infissi è una delle opere più comuni quando si ristruttura casa e da qualche anno ha ricevuto una maggiore spinta da detrazioni fiscali molto convenienti. Stiamo parlando di uno degli interventi più utili per rendere maggiormente efficiente un immobile, però è innegabile che ormai la maggior parte degli infissi viene venduta come “ad alte prestazioni” anche quando non è così. E il fatto che i parametri da valutare siano molto tecnici non aiuta a fare le necessarie distinzioni tra un prodotto di qualità e uno scadente, portando molte persone a credere che le finestre siano ormai  tutte performanti e le differenze siano solo estetiche.

Chiaramente non è così, ma per fortuna, grazie alle giuste informazioni, fare una scelta consapevole non è complicato. In questo articolo metteremo in luce quali sono gli aspetti su cui concentrarsi quando si scelgono gli infissi e come valutare correttamente i principali dati tecnici che determinano le loro caratteristiche: vedremo quali sono gli elementi che compongono un infisso; scopriremo quali sono i materiali con cui sono realizzati, con i relativi pregi e difetti; parleremo di vetri e caratteristiche di isolamento e di sicurezza; analizzeremo come va fatta una posa a regola d’arte; infine, vedremo quali sono gli adempimenti burocratici e le detrazioni fiscali che possono essere sfruttate per abbattere i costi. 

Anatomia di un infisso

Il primo passo per una scelta consapevole è capire quali sono gli elementi che compongono un infisso. Elenchiamoli brevemente:

  • Controtelaio
  • Telaio fisso
  • Anta mobile
  • Vetro
  • Ferramenta
  • Guarnizioni

Sono tutti elementi da valutare quando si scelgono i nuovi infissi e ognuno di essi deve rispondere a determinate caratteristiche.

Il controtelaio

Il controtelaio non fa parte dell’infisso in sé: si tratta di un telaio, solitamente in legno grezzo o in materiali similari con buone capacità isolanti tipo il PVC, che ha lo scopo di collegare l’infisso alla muratura. Si tratta di un elemento tipico dell’edilizia italiana, in molte nazioni infatti non viene utilizzato. Solitamente è composto da tre lati: due elementi verticali e un elemento orizzontale superiore, e al suo interno può comprendere anche l’alloggiamento per il cassonetto della tapparella. Da alcuni anni però si sta diffondendo l’utilizzo di una variante maggiormente performante: cioè il controtelaio con il cosiddetto “quarto lato”, che prevede anche un elemento orizzontale inferiore. Tale soluzione aiuta a migliorare le prestazioni energetiche dell’infisso. Ne parleremo più approfonditamente nel paragrafo dedicato alla corretta posa in opera.

Spesso, quando si sostituiscono gli infissi, il controtelaio non viene toccato, però c’è da evidenziare che a cavallo tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso questo elemento veniva realizzato in metallo, poiché tale materiale consentiva una esecuzione più rapida e maggiore precisione. Tale soluzione è ormai in disuso in quanto si è compreso che era la causa della formazione di muffe e condense che si vedono spesso intorno alle finestre. Quindi se i controtelai esistenti sono metallici vanno sostituiti sempre.

Il telaio fisso

Se il controtelaio non fa parte dell’infisso, il telaio invece ne è l’elemento più importante: il suo scopo principale è fornire un supporto stabile alle ante e dalla sua corretta installazione dipende la tenuta all’acqua e al vento di tutto l’infisso. Inoltre, al suo interno troviamo alloggiata parte della ferramenta necessaria alla movimentazione. 
I telai generalmente sono formati da quattro profili, che vengono realizzati con vari materiali di cui parleremo a breve, e vengono ancorati alla muratura attraverso il controtelaio di cui abbiamo appena parlato.  

L’anta mobile

L’anta è a sua volta un telaio che però si può muovere ruotando intorno a dei cardini. Le ante, per un fattore estetico e funzionale, sono sempre realizzate dello stesso materiale del telaio, con il quale in fondo costituiscono un tutt’uno. 
Sull’anta trova posto la restante parte della ferramenta mentre al suo interno è ricavato lo spazio necessario per alloggiare il vetro. A tal fine l’anta è formata da due parti distinte: il telaio vero e proprio e lo spingivetro, cioè un piccolo telaietto che ha lo scopo di mantenere il vetro in posizione.

Il vetro

Parlare semplicemente di vetro in questo contesto ormai è errato: dobbiamo infatti parlare di vetrocamera, cioè un sistema composto da almeno due vetri distanziati da una camera d’aria. Fino all’inizio degli anni ottanta gli infissi venivano realizzati con singole lastre di vetro, dello spessore compreso tra i 3 e i 4 millimetri. Quando il tema del benessere ambientale e del contenimento dei consumi energetici ha cominciato ad assumere un certo rilievo, si sono ricercate soluzioni che garantissero maggiore isolamento, fino ad arrivare all’invenzione del vetrocamera, che, nel suo piccolo, è stata una piccola rivoluzione per il settore: infatti, si è scoperto che questo semplice sistema era possibile raddoppiare la capacità isolante dell’intero infisso. 

La normativa da allora si è evoluta significativamente, chiedendo prestazioni sempre maggiori, e la tecnica l’ha seguita a ruota migliorando continuamente le capacità isolanti dei vetrocamera: anche di questo ne parleremo più avanti in uno specifico paragrafo.

La ferramenta

Nei paragrafi precedenti abbiamo già fatto più volte cenno alla ferramenta, ma oggettivamente è un elemento spesso sottovalutato, sebbene sia fondamentale per garantire lunga durata e prestazioni elevate all’infisso. Si tratta di tutti quei sistemi che consentono il fissaggio, la movimentazione e la chiusura dell’infisso e la cui robustezza e precisione costruttiva è fondamentale. 

Fino a non molti anni fa in realtà la ferramenta degli infissi era abbastanza basilare: i carichi da reggere non erano particolarmente elevati, a causa di telai di dimensioni minori e vetri più sottili; inoltre, non erano richiesti movimenti particolari come le aperture a vasistas o gli alzanti scorrevoli; poi non si badava molto all’estetica, gli infissi con ferramenta totalmente nascosta non esistevano; e, infine, non c’era grande attenzione all’efficienza energetica, non ci si aspettava una chiusura ermetica, aspetto in cui proprio la ferramenta svolge un ruolo centrale. 

Ora la situazione è cambiata, tutti questi aspetti sono diventati centrali. I produttori dedicano un grande sforzo alla continua ottimizzazione della ferramenta e questo è un fattore che incide in modo significativo sul costo dell’infisso. E lo sviluppo di questo settore non si è limitato a quanto abbiamo brevemente elencato poco fa, ma ha affrontato anche temi come la sicurezza antieffrazione e i trattamenti contro il deterioramento causato da ambienti particolarmente aggressivi, come può essere la pianura Padana ad esempio. A tal proposito sono sati messi a punto dei trattamenti specifici che vanno dalla classica zincatura all’utilizzo di verniciature organiche o trattamenti tricoat.

Le guarnizioni

Infine, spendiamo qualche parola sulle guarnizioni, spesso completamente ignorate durante la scelta di un nuovo infisso. Eppure sono loro che garantiscono la chiusura ermetica. Fino agli anni ’70 le guarnizioni erano scarsamente utilizzate, è stato solo grazie alle migliorie tecnologiche del decennio successivo che hanno cominciato ad essere utilizzate con sempre maggiore costanza. Originariamente erano formate da sottili strisce di gomma semplicemente incollate sull’anta, oggi invece sono realizzate con composti plastici tipo il PVC o TPE, sono di dimensione generosa e vengono inserite sia nel telaio fisso sia nell’anta, all’interno di apposite scanalature. 

Negli infissi di qualità inoltre non si usa più una sola guarnizione ma almeno due: una principale con funzione di isolamento termico e acustico, e una più interna per attutire l’impatto di chiusura e, quindi, preservare nel tempo sia l’infisso sia la ferramenta.

Le prestazioni di un infisso: l’isolamento termico e acustico

Parlando di guarnizioni abbiamo concluso la panoramica generale sugli elementi che compongono un infisso. Prima di approfondire le caratteristiche dei due elementi principali, cioè i telai e i vetri, è necessario approfondire due aspetti: l’isolamento termico e l’isolamento acustico richiesto agli infissi. 

La trasmittanza: l’isolamento termico

Quando parliamo di isolamento termico stiamo in realtà parlando di caratteristiche energetiche degli infissi. E per farlo nel modo corretto è necessario ampliare brevemente il discorso al sistema-edificio nella sua interezza. La norma di riferimento infatti, il d.lgs. 192/2005, affronta il tema dell’isolamento riferendosi all’intero involucro, cioè l’insieme di tutti gli elementi che dividono un ambiente riscaldato dall’esterno o da altri ambienti non riscaldati (come garage e cantine ad esempio). Gli elementi che delimitano l’involucro sono essenzialmente tre: muri, solai e tetti, e naturalmente gli infissi, detti elementi trasparenti. Per ognuno di loro sono richieste delle prestazioni minime da rispettare. 

Essendo la norma relativamente recente, e tra l’altro in continua evoluzione, non è chiaramente possibile pretendere che gli elementi che delimitano l’involucro di edifici vecchi la rispettino. Però, se vengono eseguiti interventi di efficientamento energetico è necessario adeguarsi. Così, se realizziamo un cappotto termico dobbiamo rispettare i parametri di isolamento dei muri e, se sostituiamo un infisso, dobbiamo rispettare quelli delle chiusure trasparenti.  Il parametro fisico di riferimento in questo caso è la trasmittanza, una grandezza la cui unità di misura è W/m2K (Watt su Metro quadro per Kelvin), che in sostanza assegna un valore numerico a quanti watt di potenza termica (quindi di calore) vengono trasmessi per ogni metro quadro di superficie dell’elemento edilizio al variare della temperatura di 1 grado Kelvin. Senza approfondire oltre diciamo che minore è tale valore, maggiore è la capacità di isolare dell’elemento in oggetto.

La norma contiene una tabella in cui sono riportati i valori minimi di trasmittanza per ogni tipologia di elemento edilizio che abbiamo elencato poco fa: gli elementi opachi verticali (i muri), quelli opachi orizzontali (solai e tetti) e le chiusure trasparenti, cioè gli infissi. Questi valori sono inoltre differenti a seconda delle zone geografiche: è innegabile, infatti, che tra Milano e Palermo le condizioni climatiche siano molto diverse, quindi richiedere le stesse prestazioni non avrebbe senso. Qui sotto possiamo vedere la suddivisione delle zone climatiche italiana:

La zona A è la più calda, vi rientra solo Lampedusa, mentre la zona F è la più fredda e vi rientra buona parte dell’arco alpino. 

Qui sotto invece la tabella con i valori limite di trasmittanza degli infissi attualmente in vigore. Tali valori sono stati aggiornati ad agosto 2020 con il decreto requisiti del Ministero dello Sviluppo Economico, però vengono periodicamente modificati.

ZONA CLIMATICAValore massimo di Trasmittanza “U” (W/m2K)
A e B≤2,60 W/m2*K
C≤1,75 W/m2*K
D≤1,67 W/m2*K
E≤1,30 W/m2*K
F≤1,00 W/m2*K

Una nota: nei preventivi dei serramentisti di solito vengono riportati due valori di trasmittanza, cioè quello dell’infisso nella sua interezza (“Ug”) e quello della sola parte vetrata (“Uw”). Il valore da prendere a riferimento è sempre quello globale. 

L’abbattimento acustico: i decibel

Anche l’aspetto acustico è importante e ci sono dei limiti da rispettare. La legge di riferimento è il D.P.C.M.  5/12/1997, Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici“. Al suo interno sono fissati i requisiti acustici degli elementi edilizi in relazione al loro utilizzo: in una scuola sono richieste prestazioni superiori rispetto ad una fabbrica.

Nelle case ogni parete esterna dovrebbe garantire un isolamento acustico complessivo di 40 decibel, che è un valore mediano tra l’incidenza superficiale delle parti in muratura e delle parti vetrate. Per il raggiungimento di questo valore l’anello debole è proprio l’infisso che, rispetto ad una muratura, non riesce a garantire valori molto elevati di isolamento acustico, a meno di non optare per sistemi particolarmente costosi. Ad ogni modo, è stato dimostrato che infissi con un abbattimento inferiore ai 32 decibel non riescono mai a garantire un abbattimento complessivo della parete di 40 decibel, mentre un valore pari a 37 decibel riesce a soddisfare quasi sempre tale verifica. 

I materiali con cui sono realizzati gli infissi

Siamo arrivati al paragrafo più importante di questo articolo, o almeno a quello che affronta l’aspetto di maggior interesse per chi deve acquistare degli infissi nuovi: nelle prossime righe parleremo dei principali materiali con cui vengono realizzati i telai degli infissi e vedremo i pro e i contro di ognuno di essi. Attualmente il mercato è dominato da tre materiali: PVC, alluminio e legno, che vengono utilizzati singolarmente o in combinazione tra di loro. 

Infissi in PVC

PVC è l’abbreviazione di PoliVinile di Cloruro: stiamo parlando cioè di plastica. Da alcuni anni il PVC domina il mercato degli infissi, avendo ormai superato il 40% di quote di mercato, in quanto abbina elevate prestazioni di isolamento termico, probabilmente le più elevate tra tutti i sistemi, a bassi costi di produzione. Naturalmente non è tutto rose e fiori, infatti il PVC è un materiale molto sensibile agli sbalzi termici oltre che abbastanza duttile. Per fare in modo che non si deformi gli infissi in PVC dovrebbero essere dotati di un profilo interno in acciaio. Se questo elemento può essere evitato per finestre di piccole dimensioni, diventa essenziale per infissi di medie e grandi dimensioni.

I profili che formano i telai non sono chiaramente dei blocchi pieni di PVC, ma sono caratterizzati da un complesso reticolo di camere d’aria al loro interno, che contribuiscono in modo determinante alle prestazioni di isolamento. In commercio si possono trovare infissi con cinque o sette camere: naturalmente a numero maggiore corrispondono prestazioni migliori.

Venendo all’aspetto estetico, gli infissi in PVC possono essere a tinta unita e, grazie all’applicazione di speciali pellicole, riescono anche a imitare in modo abbastanza realistico il legno, sebbene la differenza con il materiale originale sia evidente. È inoltre possibile ottenerli bicolore, cioè con una finitura interna diversa da quella esterna. Un aspetto da considerare è che col tempo gli infissi in PVC tendono a scolorirsi sul lato esterno, quello maggiormente sottoposto agli agenti atmosferici, solo il bianco mantiene intatte nel tempo le caratteristiche estetiche.

Infissi in alluminio a taglio termico

Quando parliamo di infissi in alluminio non dobbiamo pensare agli orribili doppi infissi che si sono diffusi negli anni settanta per cercare di limitare gli spifferi e dare un po’di isolamento in più alle finestre. Al giorno d’oggi gli infissi in alluminio sono tra i più apprezzati per quanto riguarda l’estetica e garantiscono prestazioni isolanti di prim’ordine. Questa caratteristica può sembrare paradossale per un materiale metallico, ma gli infissi in alluminio realizzati oggi prevedono il cosiddetto “taglio termico”, cioè un profilo isolante che viene inserito nel telaio. In sostanza, i telai di questa tipologia sono composti da tre elementi distinti: due telai in alluminio e un profilo isolante interposto, solitamente in poliammide.

Inoltre, l’alluminio viene sottoposto al processo di anodizzazione, che conferisce un’elevata resistenza alla corrosione, e, quindi, garantisce stabilità sia dimensionale che estetica anche in ambienti molto aggressivi come quelli marini. Infine, anche gli infissi in alluminio, come quelli in PVC, possono avere l’effetto legno ed essere bicolore.

Riassumendo gli aspetti positivi degli infissi in alluminio a taglio termico sono una lunghissima durata senza la necessità di fare interventi manutentivi significativi, un’eccellente resistenza agli agenti atmosferici e, essendo l’alluminio un materiale stabile e resistente, la possibilità di realizzare vetrate di grandi dimensioni senza difficoltà. Per contro raggiungono valori di isolamento inferiori rispetto al PVC, anche se vengono comunque garantite prestazioni di assoluto rilievo e rispondenti alla norma, e i costi sono nettamente superiori, anche a fronte degli aumenti delle materie prime degli ultimi mesi. 

Infissi in Legno

Gli infissi in legno sono stati quelli maggiormente diffusi per secoli e, anche se adesso stanno cedendo il passo ad altri materiali, continuano ad essere molto apprezzati sia per fattori estetici che per fattori prestazionali. Una delle maggiori critiche a questa tipologia di infissi è di non essere una soluzione ecologica, perché prevede l’abbattimento degli alberi. A tal proposito esistono vari tipi di certificazioni relativamente ad un utilizzo consapevole delle materie prime, tra cui il Sistema di Gestione per la Qualità (UNI EN ISO 9001:2008) e la certificazione per il Sistema di Gestione Ambientale (UNI EN ISO 14001:2004), a cui i produttori più attenti hanno aderito su base volontaria. 

I legni utilizzati possono essere di tipo morbido, come pino, okumè, larice e abete, oppure di tipo duro, come rovere, teak, douglas, frassino e castagno. I primi garantiscono un maggior isolamento, i secondi una maggiore stabilità dimensionale. A tal proposito bisogna evidenziare che il legno, per quanto venga essiccato, è comunque un materiale di natura organica le cui fibre rispondono alle variazioni climatiche aumentando o diminuendo le loro dimensioni. Per ovviare a tali problematiche, ormai quasi tutti i produttori realizzano i loro infissi in legno lamellare, cioè con profili ricavati non da un unico blocco di legno massello, ma composti da più “lamelle” di legno a fibre incrociate ed incollate tra loro. 

In un telaio di legno massello, proprio a causa delle dimensioni generose, le forze generate dalle fibre che si dilatano e contraggono sono elevate, portando a maggiori deformazioni. L’utilizzo delle lamelle, invece, data la loro dimensione ridotta, consente di abbattere le tensioni interne, rendendo più stabile il telaio. Un aspetto da tenere in considerazione quando si decide di acquistare un infisso totalmente in legno è la necessità di una manutenzione regolare, specialmente sul lato esterno sottoposto alle intemperie: è vero che le vernici protettive utilizzate dalla maggior parte dei produttori sono garantite per almeno dieci anni, però data la delicatezza del materiale un minimo di cura è sempre necessaria.

Infissi in Legno-Alluminio

Finora abbiamo parlato degli infissi realizzati con un unico materiale, e abbiamo visto che ognuno di essi ha pregi e difetti. Per ottimizzare le prestazioni i produttori hanno quindi iniziato a combinarli creando soluzioni miste. I primi infissi “misti” di cui parliamo sono quelli probabilmente più diffusi ed apprezzati: il legno-alluminio

La struttura di questi infissi è composta da un telaio principale in legno (lamellare di solito) a cui è abbinato un telaio esterno in alluminio. Grazie a questa soluzione vengono unite le caratteristiche estetiche e di isolamento tipiche del legno, alla resistenza agli agenti atmosferici dell’alluminio. All’apparenza questi infissi non hanno difetti, se non quello del costo che è tra i più elevati che si può trovare sul mercato.

Infissi in Alluminio-Legno

Questa è la versione complementare alla precedente. Gli infissi in Alluminio-Legno differiscono per una caratteristica fondamentale da quelli in Legno-Alluminio: hanno il telaio principale in alluminio e, internamente, sono rifiniti con un sottile telaio in legno. In questi infissi la funzione isolante è demandata al telaio in alluminio a taglio termico, quindi è possibile ottenere dimensioni sensibilmente minori, e, allo stesso tempo, internamente viene garantita l’estetica del vero legno. A livello di costi non si discosta in modo significativo dal Legno-Alluminio.

Infissi in PVC-Legno

Questo infisso è una variante della precedente combinazione, in cui il telaio in alluminio è sostituito da un telaio in PVC. Lo scopo di questa soluzione, messa a punto dai produttori di infissi in PVC, è lo stesso della precedente combinazione: garantire il valore estetico del vero legno all’interno degli ambienti abbinandolo a un materiale che subisce meno le intemperie esterne. In realtà abbiamo già detto che il PVC soffre di più proprio gli agenti atmosferici, almeno a livello estetico. In compenso rispetto agli infissi combinati che abbiamo visto finora questa soluzione ha costi più contenuti. 

Infissi in PVC-Alluminio

Abbinare il PVC all’alluminio ha molteplici funzioni: prestazionali, estetiche e di durata. Infatti, detto che il PVC è attualmente il materiale che garantisce il maggior isolamento ma teme gli agenti atmosferici, la soluzione per sopperire a questa pecca è abbinarci una scocca in alluminio sul lato esterno. In sostanza questa soluzione prevede un telaio totalmente in PVC e un sottile rivestimento esterno in alluminio. Però è innegabile che l’alluminio abbia anche delle qualità estetiche superiori rispetto al PVC, quindi alcuni produttori hanno iniziato a produrre infissi con scocca in alluminio su entrambi i lati, esterno ed interno. I pro di questa tipologia di infissi sono le elevate prestazioni isolanti garantite dal PVC, l’elevata resistenza agli agenti atmosferici e la qualità estetica garantite dall’alluminio. Il contro sono i costi: infatti, sebbene sia presente il PVC, non si tratta di infissi economici.

Il vetrocamera

Dai telai passiamo alla parte vetrata dell’infisso: abbiamo già detto che da molti anni si utilizzano esclusivamente i vetrocamera. Sono tre gli aspetti su cui concentrarsi quando si sceglie il vetrocamera per i nuovi infissi: l’isolamento termico, l’isolamento acustico e la sicurezza. Vediamo come vetri e camera d’aria contribuiscono a questi aspetti.

I vetri

I vetri utilizzati nelle finestre, ai sensi della norma UNI 7697, non possono essere delle lastre semplici (dette “float”), ma devono avere delle caratteristiche specifiche in termini di sicurezza: in particolare devono essere stratificati o temprati. I vetri stratificati sono composti da due lastre “float” e dello spessore di 3 o 4 mm, accoppiate per mezzo di una sottile pellicola trasparente di PVB (polivinilbutirrale) dello spessore compreso tra 0,38 e 0,76mm. Lo scopo di tale pellicola è rendere i vetri sicuri: infatti, grazie alle sue proprietà adesive, se un vetro si rompe rimane nella posizione originale senza frantumarsi e rovinare a terra. Inoltre, la pellicola in PVB contribuisce sensibilmente all’isolamento acustico.

I vetri temprati sono costituiti da lastre “float” che sono state scaldate fino a 600° e raffreddate rapidamente: questo procedimento modifica i legami interni del vetro rendendo la lastra più resistente agli urti e fa in modo che quando si rompe lo faccia in tanti pezzi di piccole dimensioni non pericolosi. I vetri temprati non possono essere usati verso l’esterno perché, a differenza degli stratificati, non rispondono alle esigenze di anticaduta, mentre possono essere usati all’interno in quanto considerati di sicurezza.

Trattamenti dei vetri 

Oltre alle caratteristiche che abbiamo appena visto, i vetri possono essere sottoposti a dei trattamenti che ne migliorano le prestazioni di isolamento termico. Stiamo parlando dei vetri bassoemissivi e selettivi. Il trattamento bassoemissivo aiuta a migliorare le prestazioni di isolamento invernale e consiste nel rivestire uno dei lati della lastra con una pellicola agli ossidi di metallo. Questa pellicola riflette parte del calore prodotto all’interno della casa, diminuendo così le dispersioni. Solitamente il trattamento bassoemissivo è previsto su una sola lastra posizionata all’interno della camera d’aria. Il trattamento selettivo invece consiste nel depositare degli ioni di argento sulla lastra: tali ioni riescono ad agire selettivamente sulle radiazioni solari da cui sono colpiti, facendo passare la luce e riflettendo verso l’esterno il calore. Ciò contribuisce, nei mesi estivi, a fare in modo che entri meno calore in casa. Anche in questo caso il trattamento è previsto su una sola lastra posizionata all’interno della camera d’aria.

La scelta tra i due trattamenti dipende dal clima in cui si trova la casa: nei climi freddi conviene quello bassoemissivo, in quelli caldi quello selettivo. Attenzione a non sbagliare la scelta: il selettivo limita non solo l’ingresso del calore estivo ma anche quello invernale, che invece è un contributo importante al riscaldamento che andrebbe ricercato nei climi freddi. Da qualche tempo vengono prodotti anche vetrocamera denominati quattro stagioni, in cui cioè è presente una lastra con trattamento bassoemissivo e una con trattamento selettivo. 

La camera d’aria

Ormai sappiamo che la camera d’aria è lo spazio che viene lasciato tra le due lastre di vetro, però da molto tempo questo spazio non è pieno d’aria ma di gas. Vengono utilizzati gas nobili come l’Argon e il Kripton in quanto maggiormente isolanti. 

Lo spessore della camera d’aria attualmente parte dai 15mm per arrivare a superare i 20mm, e deve essere perfettamente sigillata. Per ottenere tale condizione è fondamentale la canalina perimetrale, che ha lo scopo di unire le due lastre di vetro e quindi di sigillare lo spazio interno. Tale canalina per molti anni è stata realizzata in alluminio, costituendo un elemento di discontinuità termica che portava anche alla formazione di condensa nelle vetrate. Attualmente, per evitare tale problema, si utilizzano le cosiddette canaline “warm edge”, in materiale isolante.

Come è fatto un vetrocamera completo

Vediamo ora qualche esempio di vetrocamera, e lo facciamo partendo dal fatto che possono essere ad una o due camere, e quindi con due o tre lastre di vetro. Sebbene la soluzione ad una sola camera sia spesso quella corretta, quella a doppia camera aumenta in modo significativo le prestazioni acustiche. La nomenclatura è di facile comprensione, e prevede una struttura di questo tipo: VETRO / CAMERA / VETRO. Partendo da questa formulazione vediamo due esempi. Partiamo da un vetrocamera con due lastre, abbastanza diffuso per porte-finestre: 33.1 4S / 18 Argon / 33.1 

In questa ipotesi abbiamo due vetri stratificati (3+3mm per ogni vetro) con pellicola interposta in PVB da 0,38mm, un trattamento Quattro Stagioni sul lato interno alla camera del vetro e una camera d’aria da 18mm riempita di gas Argon. Questo vetrocamera ha una trasmittanza di circa 1 w/m2K e un isolamento acustico di circa 38dB. Quindi prestazioni di tutto rispetto. Vediamo un altro esempio con due camere d’aria: 33.1 / 12 Argon / 4 / 12 Argon /33.1

In questo caso i due vetri esterni sono uguali ai precedenti e all’interno è stata inserita una lastra singola da 4mm (data la posizione non è necessario sia antiinfortunistica), mentre le camere d’aria sono leggermente più sottili ma globalmente di spessore maggiore rispetto all’esempio precedente. La trasmittanza termica di questa soluzione è 0,7 w/m2K, mentre l’isolamento acustico è di 43dB. Naturalmente questi sono solo degli esempi e ogni produttore di infissi avrà le sue combinazioni studiate per ogni installazione, però avere un termine di paragone può essere utile.

Oltre l’infisso

Finora abbiamo parlato dell’infisso nudo e crudo, ma quando si interviene su questo elemento spesso ci si abbina la sostituzione dei sistemi oscuranti ed eventuali accessori come le zanzariere. 

Le tapparelle

I sistemi oscuranti generalmente sono di due tipi: tapparelle e scuretti. Se questi ultimi sono autonomi rispetto all’infisso, le tapparelle, invece, oltre ad essere da decenni il sistema di oscuramento più comune, sono un elemento strettamente integrato. Quando parliamo di tapparelle dobbiamo considerare i due elementi di cui sono composte: il cosiddetto telo (cioè la tapparella vera e propria) e il vano superiore di alloggiamento, cioè il cassonetto. Questo secondo elemento è importantissimo in quanto rappresenta un anello debole del sistema-finestra dal punto di vista dell’isolamento termo-acustico.

I cassonetti

In passato i vani di alloggiamento delle tapparelle erano dei semplici scassi nella muratura e i cassonetti erano solo elementi di chiusura realizzati con sottili pannelli di legno o metallo, che non garantivano nessun isolamento e anche esteticamente lasciavano a desiderare. Inoltre, erano sprovvisti anche dei più elementari sistemi di sigillatura per evitare agli spifferi. Purtroppo sono ancora diffusi sistemi di questo genere e, anche in edifici nuovi, non è raro trovare soluzioni che non tengono in considerazione nel modo corretto l’importanza di questo elemento. Eppure, da molti anni sono in commercio cassonetti che garantiscono prestazioni termo-acustiche di prim’ordine. 

Durante la sostituzione degli infissi si può intervenire in due modi sui cassonetti: isolando quelli esistenti, oppure sostituendoli completamente. La prima soluzione è un tampone che prevede di inserire sottili pannelli isolanti dentro il cassonetto esistente, però ha dalla sua il fatto che non richiede opere murarie ed è molto economica. La seconda invece consente di ottenere un incremento significativo delle prestazioni di isolamento e spesso ha anche un importante valore estetico in quanto i nuovi cassonetti possono scomparire completamente all’interno della muratura. Però comporta lavori edili significativi, rendendola più adatta a quando si fa una ristrutturazione che ad una semplice sostituzione di infissi.

Concentriamoci su quest’ultima soluzione. I cassonetti che vengono installati oggi sono dei blocchi di materiale isolante al cui interno è ricavato l’alloggiamento per la tapparella. Se lo spazio è sufficiente scompaiono nello spessore della muratura, quindi non si vedono più quegli enormi ed antiestetici scatoloni sopra le finestre. L’unico punto debole è il necessario foro di ispezione: questo può essere posizionato sotto il cassonetto, denominato cielino, oppure può essere frontale. Tra le due soluzioni quella che garantisce prestazioni migliori è sicuramente quello frontale, anche se è maggiormente visibile e quindi non sempre apprezzata. C’è da dire che alcuni produttori hanno sviluppato sistemi che rendono quasi del tutto invisibili anche i fori di ispezione frontali.

Il telo

L’altro elemento è il telo, cioè la tapparella vera e propria, composta da lamelle collegate tra di loro. Fino agli anni ’70 queste erano realizzate prevalentemente in legno o in alluminio. Entrambe queste soluzioni avevano il difetto di non garantire tenuta all’aria e alle intemperie. Attualmente ci sono molte soluzioni alternative tra cui scegliere, ognuna coi suoi pro e i suoi contro. Le più diffuse sono le tapparelle in PVC e quelle in alluminio coibentato.

Le prime vengono ricavate per estrusione del PVC e, sebbene garantiscano buone prestazioni termiche, temono molto gli sbalzi termici e tendono a dilatarsi all’aumentare della temperatura: questo porta a facili deformazioni e quindi a problemi di durata. Le seconde invece sono composte da sottili rotoli di alluminio che vengono sagomati a forma di lamella e riempiti di schiuma poliuretanica: garantiscono un isolamento maggiore e molta più stabilità. In questo caso ciò che bisogna verificare al momento della scelta è il peso: più è alto, migliori saranno le prestazioni e la stabilità. Una tapparella-base di questa tipologia pesa circa 3 kg/mq. 

Chiaramente PVC e alluminio coibentato non sono le uniche soluzioni presenti sul mercato. Ci sono altri materiali e ci sono soluzioni che rispondono ad esigenze specifiche: le tapparelle possono essere blindate, con le lamelle orientabili, con una parte microforata per creare penombra e microventilazione, elettrificate… Le soluzioni sono infinite e vanno studiate caso per caso.

La zanzariera

Chiudiamo questo paragrafo spendendo alcune parole sulla zanzariera, non tanto per fare una panoramica dei modelli esistenti o delle tipologie di chiusura tra cui scegliere, che non è lo scopo di questo articolo, quanto per chiarire la differenza tra prevederne l’installazione in fase di scelta degli infissi e farlo successivamente, in modo autonomo. 

Partiamo dal dire che la posizione corretta della zanzariera è tra l’infisso e la tapparella, per garantire maggiore protezione ad un elemento oggettivamente fragile e non particolarmente bello da vedere. Spesso, invece, la si trova all’esterno della tapparella: in questi casi la scelta di installare la zanzariera è stata sicuramente fatta successivamente rispetto a quella degli infissi. Esistono invece dei telai che nel loro profilo prevedono già lo spazio per l’alloggiamento della zanzariera nella posizione corretta, cioè tra l’infisso e la tapparella, e che consentono anche di mascherarla parzialmente. Con questi telai non è obbligatorio installare subito la zanzariera, ma utilizzare un telaio predisposto può essere previdente.Se questa decisione non viene comunicata al serramentista per tempo però, la guida della tapparella verrà tendenzialmente posizionata in aderenza con l’infisso, costringendo a mettere le zanzariere esternamente.

La corretta installazione degli infissi

È un dato di fatto che un’installazione sbagliata vanifica gran parte dei benefici di un infisso ad alte prestazioni. Sembra una frase ad effetto ma purtroppo è la realtà. Quando va bene i problemi sono muffe e condense, quando va male è causa di spifferi e addirittura la stabilità e la durata dell’infisso vengono compromesse. 

L’installazione è talmente importante che esiste un protocollo di posa, normato dalla UNI 11673-1: ad oggi non vi è ad oggi l’obbligo di aderire a tale protocollo, e quindi di certificare la posa dei serramenti, però affidarsi ad un installatore che volontariamente si attiene a tale norma (e lo certifica) è sicuramente un elemento a favore della buona riuscita del lavoro.

Riferendoci alla sostituzione di infissi esistenti, non esiste una sola modalità di posa. All’inizio dell’articolo abbiamo fatto cenno a quella più corretta, che prevede la sostituzione dei controtelai, ma farlo significa anche eseguire notevoli opere edili e far aumentare i costi: non è una soluzione sempre perseguibile, non tanto per problemi tecnici quanto per questioni economiche e logistiche. Quindi gli installatori hanno sviluppato modalità di posa alternative. Tra quelle più diffuse ne possiamo individuare tre:

  • Sostituzione degli infissi utilizzando il vecchio controtelaio
  • Installazione degli infissi in sovrapposizione ai telai esistenti
  • Installazione degli infissi all’interno dei telai esistenti

La prima prevede di installare i nuovi infissi sui controtelai esistenti, rimuovendo semplicemente i telai delle vecchie finestre. In questo modo si evitano gran parte delle opere murarie, però non è detto che tale soluzione sia sempre percorribile: dipende dalla dimensione e dai materiali di cui sono fatti i vecchi controtelai. Negli anni, infatti, sono stati utilizzati sistemi costruttivi incompatibili con le attuali tecnologie e questo aspetto si può scoprire solo nel momento in cui viene eliminato il telaio del vecchio infisso.

La seconda modalità è probabilmente quella che garantisce il rapporto costi/benefici migliore, anche se non è ottimale e non è sempre attuabile. Infatti prevede di rimuovere solo le ante mobili del vecchio infisso e di installare il nuovo infisso accostando il telaio sulla faccia interna del vecchio telaio. Per completare l’operazione il vecchio telaio viene ricoperto con delle piattine in alluminio o in PVC, in modo da nasconderlo e proteggerlo. I pro di questa soluzione sono la rapidità di esecuzione e i buoni risultati estetici. I contro sono che rimane un vecchio elemento, il quale nel tempo può portare a problemi. Questa soluzione non può essere perseguita quando gli infissi esistenti sono installati sul filo interno della muratura, ma solo se si trovano nello spessore della stessa.

L’ultima modalità di installazione è simile alla precedente, quindi rimangono i telai fissi del vecchio infisso, pero i nuovi telai vengono montati a cavallo di questi e non di faccia. Tale soluzione presenta alcune controindicazioni: la più significativa è che diminuisce la dimensione della finestra, rendendo alle volte normativamente inagibili gli ambienti in cui viene attuata perché non è più verificato il rapporto aeroilluminante minimo per legge (rapporto tra superficie finestra/superficie pavimento), parametro essenziale per l’agibilità. Questa soluzione andrebbe sempre evitata.    

A prescindere da quale modalità di posa venga scelta, è importante fare un’analisi preventiva volta a trovare le soluzioni necessarie per evitare le maggiori problematiche, in particolare la possibilità che si formino muffe e condense lungo il bordo di contatto tra infisso e muratura a causa dei ponti termici. 

Altro elemento su cui porre attenzione nella posa degli infissi è la soglia (o davanzale nelle finestre). Solitamente sono in pietra, materiale per nulla isolante, e se sono composti da un pezzo unico posizionato sotto l’infisso, che va dall’esterno all’interno senza soluzione di continuità, il freddo non trova ostacoli nel suo percorso e all’interno contribuisce a creare le condizioni per la formazione di muffe e condensa. In questo caso la soluzione ottimale è il controtelaio con il “quarto lato”, di cui abbiamo già parlato, ma può anche essere sufficiente semplicemente spezzare la soglia sotto l’infisso e posizionare un sottile strato isolante tra le due parti. 

Adempimenti burocratici e detrazioni fiscali

Concludiamo questo articolo parlando degli aspetti burocratici legati alla sostituzione degli infissi. Dobbiamo dividere l’argomento in due: cioè tutto ciò che riguarda le pratiche edilizie e tutto ciò che riguarda le detrazioni fiscali. 

La normativa edilizia

La semplice sostituzione degli infissi è considerata un’opera di manutenzione ordinaria e non è necessaria alcuna pratica edilizia. Questo ce lo dice il Testo Unico dell’Edilizia (d.pr. 380/2001) e ne troviamo conferma all’interno del Glossario unico dell’edilizia libera”. Invece, se la sostituzione degli infissi avviene all’interno di un intervento più generale di ristrutturazione della casa che richiede una pratica edilizia (Guida alle pratiche edilizie necessarie per ristrutturare casa), viene assorbito al suo interno e rientra tra quelli da inserire nella pratica edilizia.

Naturalmente in entrambi i casi i nuovi infissi dovranno rispettare i parametri prestazionali previsti per legge. Parametri che devono essere certificati e di cui l’installatore deve rilasciare documentazione, in particolare l’asseverazione sui valori di trasmittanza e la certificazione CE-EN 14351-1 del fornitore (o assemblatore o installatore), che garantisce la conformità ai requisiti di sicurezza e salute, previsti dai regolamenti e dalle norme dell’Unione Europea. Questi documenti sono essenziali anche e soprattutto per quanto riguarda le detrazioni fiscali.   

Le detrazioni fiscali per la sostituzione degli infissi

La sostituzione degli infissi è un intervento che può usufruire delle detrazioni fiscali. Sebbene sia un’affermazione banale va circostanziata. Infatti, ci sono varie detrazioni a cui può accedere, con condizioni differenti: 

  • Ecobonus, con detrazione pari al 50% della spesa sostenuta fino ad un massimo di detrazione pari a 60.000€
  • Bonus casa, con detrazione pari al 50% della spesa sostenuta fino ad un massimo di spesa pari a 96.000€ 
  • Superbonus, con una detrazione pari al 110% della spesa sostenuta fino ad un massimo di spesa pari a 54.545€

Spendiamo qualche parola di approfondimento per ognuna di esse.

Ecobonus

In questo caso parliamo di una detrazione dedicata all’efficientamento energetico degli edifici, presente dal 2006, e che prevede vari capitoli di spesa legati a differenti tipologie di intervento, con massimali di spesa e percentuali di detrazione autonomi per ognuno. La sostituzione degli infissi rientra in uno di questi capitoli di spesa, cioè quello per l’isolamento dell’involucro. Questo significa che il massimale di detrazione per la sostituzione degli infissi, cioè i 60.000€ che abbiamo visto poco fa, è condiviso con quello per l’isolamento dei muri, dei solai e delle coperture in genere (dette superfici opache).

Attenzione: parliamo di massimale di detrazione e non di spesa. 60.000€ sono il 50% della spesa massima, che quindi è pari a 120.000€ per gli infissi. All’interno di tale massimale sono compresi anche i sistemi oscuranti a protezione degli infissi, quindi tapparelle o scuretti.La detrazione si spalma in 10 rate annuali e si può alternativamente accedere allo sconto in fattura o la cessione del credito. Per poterne usufruire è obbligatoria una comunicazione all’ENEA fatta da un tecnico abilitato. Attenzione ad un aspetto: requisito fondamentale è che la casa sia dotata di un impianto di riscaldamento preesistente. 

Bonus casa

Il bonus casa è la detrazione genericamente utilizzata per i lavori di ristrutturazione. A differenza dell’ecobonus non esistono capitoli di spesa differenziati con massimali autonomi, ma un unico calderone con massimale di spesa di 96.000€ e detrazione del 50%, all’interno del quale deve rientrare tutto. Si può utilizzare questo calderone anche per la detrazione delle spese sostenute per gli infissi, a patto che tale intervento avvenga insieme ad altri lavori di ristrutturazione che rientrano nella manutenzione straordinaria: infatti, tale detrazione è riservata a questa specifica casistica di intervento (Guida alle pratiche edilizie necessarie per ristrutturare casa) e solo per edifici residenziali.

Oggettivamente non ha molto senso utilizzare tale detrazione per gli infissi, a meno di avere una casa senza impianto di riscaldamento. Anche in questo caso la detrazione si spalma in 10 rate annuali e in alternativa si può accedere allo sconto in fattura o alla cessione del credito. E anche in questo caso è obbligatoria una comunicazione all’ENEA.

Superbonus

Il superbonus è sicuramente la detrazione maggiormente conveniente e sulla bocca di tutti, ma non è sempre utilizzabile. Se la casa si trova in un condominio deve essere preventivamente attivato il superbonus da parte del condominio per le parti comuni (con il cappotto termico ad esempio) e poi si può agganciare la sostituzione degli infissi, che è un intervento su parti private. Se invece la casa è singola, o funzionalmente indipendente, il superbonus può essere attivato autonomamente, a patto di eseguire uno degli interventi cosiddetti “trainanti”, cioè realizzazione di isolamento di muri, solai e coperture esterni o di sostituzione dell’impianto di riscaldamento, e di garantire nel complesso il salto di due classi energetiche.

Nel caso di case singole i termini sono realmente stretti al momento, 31 dicembre 2022 con il 30% dei lavori eseguiti al 30 settembre 2022, quindi difficilmente attuabile per chi si muove adesso, mentre per i condomini la scadenza è al 31 dicembre 2024. In questo caso la detrazione si spalma in 5 rate annuali ed è possibile accedere a sconto in fattura o cessione del credito. È sempre obbligatoria la comunicazione all’ENEA. 

Alessandro Mezzina

Architetto e autore di www.ristrutturazionepratica.it

© Riproduzione riservata.

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